Taranto Cyberpunk

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Un giorno nel fumo dei forni accesi a tremila gradi, nell’umidità dei due mari, nel caldo e nel freddo di una casa abbandonata che ancora conserva il ricordo della vita in essa trascorsa. È questo che ho visto scorrendo i paesaggi dal finestrino del treno, un mostro incantevole e ferito. Taranto vive e muore di Ilva. 

Questa visione mi ha fatto vedere il lato più nascosto, quello poetico e decadente della belva ferita, attaccata per sopravvivenza, ma pur sempre morente. In questo lato nascosto ho cercato la bellezza degli scorci notturni, dei dettagli, dei suoi occhi pieni di vita. Gli abbracci, le parole sussurrate, le risate a notte fonda che rimbalzavano sulle pareti. Fuggire serve a guardare il quadro da un’altra prospettiva. O semplicemente a guardarlo assieme ad altri occhi.

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The answer lies within

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Domande e risposte che si sprecano. Risposte date a caso, un po’ per ridere, un po’ per non pensare. Le domande non finiscono mai. Anche nel migliore dei momenti, quando inizia una settimana con il sole in faccia, con la voglia di spaccare il mondo, si giunge a fermarsi un attimo, mentre la testa continua a girare, e a guardarsi intorno. Il mondo non ti aspetta, va, insiste nelle sue ragioni e non te ne spiega neanche una. Ci devi stare, se non vuoi sopperire alla mancanza. Mancanza di cosa? Non l’ho ben capito, è una condizione che mi porto dietro da troppo tempo e che tuttora non ha una spiegazione. E non serve circondarsi di nuovi stimoli, si torna sempre al punto di partenza. Cosa vuoi farne della tua vita? Dove pensi di stare andando? E soprattutto con quali premesse e promesse? Sono stanca di evitare le risposte, sono stanca di non averne. Dovrei rimettermi a leggere, a studiare, ad approfondire. So solo ciò che ho fatto finora, vivo delle mie esperienze passate e di ciò che mi è stato tramandato, auspico alla sperimentazione nelle relazioni sociali perché mi facciano scoprire qualcosa di più, qualcosa che mi dia modo di riconsiderare i miei errori e di risalire la china. Sento la musica perché mi fa ancora Sentire qualcosa. Le cuffie, le casse, vibrazioni positive o semplicemente vibrazioni sincere, che non hanno bisogno di scuse, di spiegazioni, di chiacchiere vacanti. Ho lasciato da parte questa dimensione per un po’ di tempo ed adesso è rientrata prepotentemente nelle mie necessità. Parlo di necessità perché è l’unica vera compagna di vita. Oltre il blog, la scrittura, tutti voi invisibili lettori delle mie paranoie. Passo talmente tanto tempo a dedicarmi a tutto che ho tralasciato il mio niente. Perché scrivere sul blog non è niente, non sei una scrittrice se scrivi su un blog. Non sei una cantante se registri i brani e li metti su youtube. Non sei una segretaria se non hai esperienza. Non voglio parlare di questo, voglio essere libera di dire che mi sento frustrata. Non mi si riconosce ciò che faccio e quando succede c’è sempre una fregatura. E non venitemi a dire: “È la vita, va così”. Va nammerda, fatevelo dire. Ci avete rotto il cazzo con questa saggezza spicciola. Non ne voglio sapere. Voglio ritornare alla mia campana di vetro con la mia colonna sonora, senza giudizi, pregiudizi e rotture di palle. E una bottiglia di Carlsberg, se possibile.