A-Mare

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Mi piace solcare le onde
che si formano
tra le tue spalle e la schiena,
navigare ed esplorare
ogni parte, ogni centimetro
a vele spiegate
senza spiegare
perché ogni volta
perdo la rotta,
è rotta la bussola
che mi indica il verso
sul tuo corpo riverso,
estatico, primordiale,
animale, disteso,
sopito, reattivo al contatto
di un dito, tra brividi
e sospiri e parole
a mezza voce, che non servono,
che sibilando accentuano
il vento che spinge la mia nave
tra le maree del tuo profilo
tondo, armonioso, cullato
leggero da un pensiero
di azzurro,
di cielo, di mare, di te.

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If I were a boy – Sedici modi di dire Verde

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Se fossi un uomo, al contrario di quanto dice la cara regina Beyoncé, me ne sbatterei il cazzo di un milione di cose. Perché il bello degli uomini è quello. Non stiamo con loro perché ci aspettiamo che siano romantici, che ci ascoltino, che siano sempre ciò che desideriamo, al contrario. Altrimenti staremmo con le donne. Stiamo con gli uomini perché ci piace scontrarci, ci piace provare ad attirare la loro attenzione con duemila magici mezzi, ci piace non essere capite e urlare e piangere. Se fossi un uomo, non mi farei troppi scrupoli a mandare a fanculo le persone che appartengono al passato. Sono un uomo, sono uno stronzo, ci sta. Invece questa sensibilità femminile unita ad una unisex sindrome della crocerossina non fanno altro che crepare il mio equilibrio psichico. E mi ritrovo a riaprire porte, finestre e orifizi per far accomodare tutti quelli che già in passato hanno potuto usufruirne. Ovviamente non si dica che non imparo, anzi, ho modi sempre nuovi per farmi deludere, ferire e sodomizzare da questa gente. Si tratta di una sorta di tesi sperimentale sulla tenacia. Allora perché continuo? Perché ogni tanto provo a cambiare qualcosa per vedere di nascosto l’effetto che fa. Così un uomo ha sedici modi per dire Verde, ed un altro ne ha uno soltanto per dire addio. Per questo ho deciso di cambiare colore, un colore nuovo, un verde rabbia, un verde invidia, un verde Hulk, un verde speranza. Dai travasi di bile alla nascita di un filo d’erba. I miei addii non sono mai dei veri addii, piuttosto delle pause, pause lunghe anche anni. Sarebbe bello se fossero definitivi, se decidessi di chiudere una volta per tutte.

…Ma non lo farò neanche questa volta.

Tanti NON.

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Non sai da quanto tempo avrei voluto scriverti qualcosa di lungo, macchinoso e complesso per darti la buonanotte.
Non so spiegare perché non l’abbia fatto finora, forse perché non sei il tipo da messaggi chilometrici, forse perché le cose tendiamo a dircele più che a scrivercele, soprattutto quando fanno male.
Non ci siamo dati definizioni, all’inizio.
Non ci piaceva, non ci andava, poi qualcosa è cambiato. Abbiamo iniziato a conoscerci, a prenderci e Non sapevamo più come nascondere questa voglia di sentirci, di tenerci.
Non mi piace molto parlare di cose importanti, Non riesco ad affrontare seriamente degli argomenti che possono dare modo alle ferite di sanguinare o agli occhi di lacrimare, è un mio limite.
Non so farlo senza scrivere. Scrivere mi aiuta a sciogliere i nodi, negli ultimi tempi lo faccio meno, da quando ti conosco parlo molto di più della mia dimensione interiore e questo mi spaventa Non poco.
Non voglio che finisca, però. Come un fiume che vuoi fermare, ci vuole una diga bella grossa per frenare la corrente.
Non sono brava a dire ciò che penso in queste occasioni, penso che il nostro rapporto sia ancora molto delicato. Non vorrei accidentalmente creare crepe, rotture, disastri di varia natura, ma di una cosa sono certa: Non voglio smettere di prendermene cura.

Non so se ho reso l’idea, se Non l’ho fatto, Non preoccuparti. Non è così importante.