Dom-Sub

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Faccio quasi cento chilometri per arrivare nella sua città. Mentre osservo il paesaggio inizio ad immaginare cosa ha in serbo per me. I suoi messaggi sono stati chiari: “Sarai la mia bestiolina. Ti dovrai prostrare ai miei piedi ed aspettare che ti dia istruzioni. Non ti serve sapere nient’altro.”. Ho preparato in fretta la valigia, ho bisogno di vederlo. Questo rapporto senza legami mi ha legata. Mi manca il suo profumo, la sua attenzione. Per questo questi cento chilometri mi sembrano mille. Ho le palpitazioni da quando ho lasciato la strada di casa. È buio, le macchine che incrocio mi accecano, ma voglio correre. Devo arrivare puntuali, altrimenti mi punirà.

Parcheggio e mi viene incontro con il suo solito sorriso malizioso. Il mio vestitino svolazzante deve piacergli. “Hai fatto un buon viaggio?”. “Si, è stato piacevole. Non vedevo l’ora di arrivare.”. “Ti pentirai di questa smania, bestiolina. Prendi la tua roba e andiamo in camera.” mi sussurra all’orecchio.

Salgo le scale davanti a lui, per fargli ammirare le mie gambe e ciò che si intravede da sotto la gonna. Apre la porta della stanza che appare subito luminosa. Si affretta a chiudere le tapparelle, a voler lasciare fuori la luce assieme al mondo intero. Mi chiede di consegnargli il cellulare, per evitare interruzioni. Obbedisco e lascio la valigia vicino al letto. “Sai cosa sta per succedere?”. Gli rispondo flebilmente: “Si…”. “Benissimo. Quindi non avremo bisogno di parole di sicurezza. Da adesso in poi devi rivolgerti a me chiamandomi Padrone. Non hai il permesso di parlare. Puoi rispondere solo se interrogata. Voglio sentire la tua voce solo se si tratta di gemiti di piacere. Sei in mio potere. Nel corso della sessione puoi piangere, urlarmi di smettere, ma non lo farò. Se le tue grida saranno fastidiose, sarai punita più duramente. Hai lasciato la tua dignità fuori da quella porta. Chiudila e consegnami la chiave.”. Procedo a fare ciò che mi dice e lo guardo in silenzio. “Inginocchiati, bestiolina. Non hai il permesso di guardarmi negli occhi.”. Eseguo e abbasso lo sguardo. “Sei davvero carina con questo vestitino. Ma non erano questi i patti. Le bestioline non indossano stupidi abiti da festa.”. Prende delle forbici da un cassetto, passa la lama sulla mia nuca e procede a tagliarmi il vestito. Gli faccio così scoprire il perizoma nero ed il reggiseno di pizzo che mi ha fatto acquistare per l’occasione. “Ora va molto meglio, non credi bestiolina?”. In silenzio annuisco. “Ti ho fatto una domanda. Rispondimi”. “…si…” dico con un filo di voce. “Non ho sentito la parolina magica. Non stai seguendo le mie direttive. Questo comporterà una punizione.”. Il palmo della sua mano brucia sul viso. “Hai capito come si risponde?”. “Si, Padrone.”. “Bene, iniziamo a ragionare. Chiudi i polsi dietro la schiena.”. La corda è stretta. Lui percepisce le vene che ne soffrono la pressione. Sogghigna, afferra i miei capelli e mi spinge sulla parete. Le sue mani si insinuano sotto il reggiseno pizzicandomi i capezzoli. Bagno gli slip di eccitazione. Lui se ne accorge e stringe più forte. “Così ti piace, eh bestiolina? Attenta, potrei prenderci gusto.”. Mi strappa il reggiseno di dosso e stringe più forte, il dolore diventa insopportabile, ma estremamente piacevole. Molla la presa mentre le gambe mi tremano sui tacchi. Riprende i capelli e mi getta sul letto a pancia in giù. “Stai facendo la brava, bestiolina. Quasi non c’è gusto così.”. Si toglie la cinta e me la schiocca sul sedere. Le frustate diventano sempre più forti, non riesco a trattenere un “Ahia!”. Si china su di me. “Maledetta bestiaccia, non ti si può fare un complimento. Non hai il permesso di parlare, ricordi? Devo provvedere.”. Si allontana per qualche secondo e al suo ritorno mi stringe un bavaglio sulla bocca. “Ora vedremo se ti lamenterai ancora. Fammi vedere a che punto siamo.”. Mi gira di schiena sul letto ed infila due dita negli slip che, inevitabilmente, si impregnano dei miei umori. “Sei davvero eccitata. Possiamo proseguire.”. Mi sfila gli slip e ritorna ad infilare le dita tra le mie gambe. Ne ho tre dentro e continuo a bagnarmi. Sono quasi all’apice del piacere, ma lui se ne accorge e smette subito. “Ecco, vedi? Mi distrai. Non ti ho detto che non hai il permesso di venire, non prima che mi sia svuotato le palle per bene. Torna in ginocchio qui per terra e cerca di non bagnare il pavimento.”. Mi inginocchio, abbasso lo sguardo, ma ormai ha già deciso. Un foulard nero mi copre la vista. Sono totalmente nelle sue mani. Sento un rumore, dopodiché qualcosa di caldo e duro mi si accosta alla faccia. Me lo sbatte più volte sul viso, finché non scioglie il bavaglio e me lo infila in gola. “Gustatelo per bene, bestiolina. Sei solo all’inizio.”. Mi spinge la testa sulla sua erezione sempre più forte. “Ora ho una piccola sorpresa. Non opporre resistenza, non costringermi a castigarti ancora.”. Un altro arnese caldo e pulsante mi si appoggia sul volto mentre succhio quello del mio padrone. “Su, da brava, apri la bocca e accogli anche quest’altro cazzo. Brava, bestiolina.”. Mi fa male la mandibola, ripenso a lui, non posso credere che mi stia facendo questo. Doveva essere un gioco fra noi, una fantasia. Mi sento violata, le lacrime iniziano a scendere da sole. “Piangi, bestiolina? Ancora non ti abbiamo fatto male.”. Due mani mi sollevano e mi appoggiano su qualcuno sdraiato sul letto. Lo sento mentre mi penetra, spinge solo un paio di volte, poi si ferma. Qualcuno mi tiene i capelli tirati, altre due mani allargano il buco più stretto e una lingua ci si infila dentro. Un brivido mi percorre il corpo, dimentico il mio malessere e mi lascio andare. Due dita invadono il mio buchino umido, seguite da un grosso cazzo. Il dolore ed il piacere continuano a mischiarsi mentre un’altra erezione mi ha già tappato la bocca. “Bestiolina, sei pronta? Adesso arriva il bello.”. Due pinze mi stringono i capezzoli. Sento che l’orgasmo è più vicino che mai. “Non hai ancora il permesso di venire, stronzetta.”. La sua voce viene interrotta da un altro schiaffo in pieno volto. Il bruciore del colpo viene superato da un bruciore più forte che mi scorre sul corpo. Urlo di dolore e piacere. Qualcuno mi solleva dalla mia posizione e mi stende sul letto. Quel bruciore raggiunge il clitoride mentre vengo coperta di sperma. “Ora puoi godere, bestiolina. Vieni per me.”. Mi libero in un orgasmo che mi fa tremare, gridare e ansimare. Sento nuovamente quel rumore. Lui mi libera dalla benda, nella stanza non c’è più nessuno. La cera sul mio corpo è secca. Si riveste e mi lascia dicendomi: “Ti aspetto il mese prossimo, bestiolina. Buon ritorno a casa.”.

 

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Dannata caffeina

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Ci risiamo. È la prima volta che scrivo da quando sono qui a Milano. È importante? Dovrebbe. Ho cominciato il tirocinio del master in mediazione interculturale da qualche giorno e la città non mi ha ancora fagocitata del tutto. Ho messo un sacco di energia in moto e qualche giornata a casa mi ha stancata più delle attività formative. Tuttavia, va bene. Il rapporto con mr. G va a gonfie vele, anche grazie a qualche consiglio ben assestato della mia guida spirituale aretina. Una sorta di schiaffone in pieno viso che mi ha fatta ragionare su quanto le mie paranoie stessero privandomi del piacere di questa strana convivenza. Oggi in particolare sono stata sorridente. Ho lasciato andare tutte le insicurezze e ho esplorato me stessa con una nuova prospettiva, quella di chi non smette di sorprendersi a causa del proprio disincanto, ma cerca la poesia in uno sguardo distratto. In quello sguardo ho trovato lui, quel trentenne che mi presta la giacca quando ho freddo, che mi abbraccia quando torna a casa e mi ascolta mentre gli racconto le mie disavventure. Lo sento mischiarsi un po’ con le mie paure e prendersi la parte che non ha razionalità. Ci gioca, la impasta con la sua ingenuità e la rende maneggevole, gestibile. Finora ho cercato di non dargli molto di me, l’ho fatto senza pensare, tenendolo due passi indietro per evitare ogni dolore.

Ora mi sa che glielo devo.

Pronti?

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Quando qualcuno vuole decidere per te, anticipalo e diventa artefice del tuo destino.

Mi hanno chiamata per confermarmi il tirocinio su a Milano. La responsabile sembra molto disponibile e mi ha fatto un’ottima impressione al telefono. Mi ha detto che a fine settimana mi avrebbe fatto sapere quando incontrarci, ma io con quest’ansia addosso non ci vivo. Quindi ho fatto il biglietto per Milano e il 12 notte parto. È un altro cambiamento, è una novità. Condivisibile o meno, quest’è. Quindi niente pianti, niente arrivederci, che in men che non si dica sarò di nuovo qua. Più formata, meno in salute, ugualmente cinica. Vedo tutto attorno situazioni di stallo, di indeterminatezza, di indecisione e cose fatte senza cognizione e mi sento sfibrata, priva di forze. Qui qualcosa non va, forse sono io l’ingranaggio che non gira, forse il macchinario che ha bisogno di essere oliato. Fatto sta che questo cambiamento l’ho cercato, l’ho atteso ed ora me lo sto andando a prendere. La metropoli, lo smog e la gente che non ti guarda negli occhi presa da se stessa. 12132554_10207823473127700_9109586127669320170_o

Sento Un Vecchietto Che Canta In Dialetto Alla Sua Madonnina
E Quando La Nebbia Scompare
In Lui
Mi Riconosco
Come Una Goccia Nel Mare
Mi Ritrovo Al Mio Posto

Milano Milano – Articolo 31

Via.