L’insonnia del metronotte

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Il fatto che il metronotte faccia lo sceriffo del paese quando calano le tenebre è un dato incontrastabile. Ciò che magari spinge a fare il metronotte può essere un disagio fisiologico, l’impossibilità di chiudere gli occhi quando Morfeo aspetta a braccia aperte.

Ho una certa difficoltà a farmi scivolare addosso le cose. Nei periodi di stress, in particolare, mi stufo facilmente quando c’è qualcosa che non gira a dovere. Odio, ad esempio, buttare pomeriggi di lavoro di grafica per i capricci momentanei di qualcun altro. Odio mantenere la calma quando ricevo l’ennesimo bidone. Odio dover fingere che vada tutto bene quando non è così. Ma soprattutto odio perdere tempo. Nelle cose che faccio investo fatica, sudore, mal di testa e aspettative e spesso ciò che mi ritorna sono espressioni contrariate, “Si ma potresti…”, “Non mi piace” e “Facciamolo diversamente”. È questo ciò che mi stanca. La frustrazione. Perché prima ti chiedono di essere indipendente, di realizzare le cose a modo tuo tanto andrà bene, e poi escono fuori tutti i difetti che mezz’ora prima nessuno aveva accusato. C’è sempre qualcuno che fa meglio, che fa più rumore, che si deve mettere al di sopra. “Perché non chiedi di entrare anche tu a far parte di quel sistema che tanto ci piace? Anche tu avrai costumi fighi, una vita scintillante e una paga da schifo. E poi impari le lingue, conosci persone, diventi ARTISTA anche tu. Perché non ci provi?”. Perché a me quel sistema fa schifo. L’atteggiamento di chi ti saluta col sorriso e ti pugnala alle spalle non è mio e se voi vi ci trovate tanto bene, siete liberi di andarvene al diavolo. Perché Artisti si nasce, poi si studia, ci si specializza e si diventa bravi artisti, ma nessuno ti dà niente per niente. Io la mia vita non la baratto con trucco, parrucco e qualche foto autografata. Oggi sono stata male, a casa, tra letto, bagno e divano, con i dolori di stomaco che tanto mi mancavano e l’emicrania, fedele compagna di sindromi premestruali. Nella mia vita attuale questo mi ha permesso di stare con la persona che amo, di tenere fede ai miei impegni attraverso un semplice telefono e di vomitare fino allo sfinimento senza chiedere un giorno di ferie né perdere un euro. Non che navighi nell’oro, ma faccio ciò che amo e paillettes e lustrini non sostituiscono una laurea e delle competenze acquisite sul campo.

“Ma hai letto di quello? Ha scritto questa cosa, io ho commentato, ma non ha risposto. Vedi, vedi!”. No. Me ne fotto. È per questo che non ho avuto Facebook per tre anni, è questo che cerco di evitare da quando l’ho riaperto.

Devo dare una ripulita ai muri ed alle mensole della mia stanza. C’è troppa roba superflua. Se poi riesco a farlo anche con la mia vita, vuol dire che sto iniziando ad imparare qualcosa.

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Informazioni su Vix

“Il pensiero dell’altrove, magia, avventura, libertà, utopia e rock and roll”. Conservo lo spirito degli anni ’90 restando “A sei km di curve dalla vita”. Sono agnostica, di sinistra e pacifista salvo complicazioni: bramo il conflitto che genera confronto e crescita personale. Amo la libertà e l’arte in tutte le sue sfaccettature: la musica, il cinema, il teatro, la scrittura, la fotografia e la lettura. Ho pubblicato un libro: Il passato è un campo di addestramento. Storia di Lei. Se dovessi rinascere? USA, Anni ’60: pace, amore, psichedelia. Sputare sentenze non fa per me, evito ipocrisie ed inutili piagnistei. Per il resto, andate in pace.

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  1. io non ho facebook da due anni e mi trovo bene, gli amici li sento altrove ma li sento e con discreta frequenza. con fb mancano i parenti che non é necessario sentire, i conoscenti con cui non hai davvero nulla di significativo da condividere (sarebbe solo uno scambio continuo di “mi piace”) e appunto quell’universo luccicoso di ipocrisia, polemica e pettegolezzo da cui non é facile tenersi alla larga (a quanto pare). Il problema della frustrazione é che oggi sembra tanto celebrata quanto diffusa e amplificata, forse dipende dai social o forse no, ma é chiaro (a mio avviso) che provino a renderla contagiosa.

    • Sono stata fuori da Facebook per tre anni e non me ne pento, ho avuto modo di apprezzare davvero chi voleva essere mio amico senza avermi tra gli amici, eppure per il tipo di lavoro che faccio il social network serve (sono nel no-profit ed è l’unico modo di fare pubblicità a costo zero). Poi finisci ad aggiungere il parente che sennò si offende, l’amico di università che non caghi da prima della laurea e a pensare alle cose che scrivi per dieci minuti prima di mettere le mani sulla tastiera per evitare fraintendimenti ed equivoci. Ti ammiro, resisti!

  2. “Devo dare una ripulita ai muri ed alle mensole della mia stanza. C’è troppa roba superflua. Se poi riesco a farlo anche con la mia vita, vuol dire che sto iniziando ad imparare qualcosa.”

    Io ho sempre il terrore di creare spazi vuoti. Quelli pieni sono i miei futuri spazi vuoti!

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