Father and son

Standard

Quanto segue è frutto di una riflessione di una figlia non ancora genitrice, ma che si è fatta un’idea vaga di cosa voglia dire contribuire all’educazione di qualcuno (per lavoro, esperienza personale e cose varie). Non vuol essere in alcun modo un’invettiva contro terzi, quindi non rompeteci le scatoline.

Un padre che non condivide il modo di vivere di un figlio è cosa normale.
Un figlio che non riesce a sottostare alle regole di un padre è cosa altrettanto normale. La psicologia (in particolare grazie ai cari amici della Psicoanalisi Freudiana) insegna che un padre diventa tale quando smette di essere figlio, quindi solo quando perde il padre a sua volta.
Personalmente ritengo abbastanza esauriente questa spiegazione per dei comportamenti che prima non riuscivo a definire. Oggi mia nonna ha detto: “Ognuno ha il padre che si merita.” e anche questo è giusto in quanto ognuno è frutto dell’educazione che lo stesso padre gli impartisce e, in quanto tale, si “merita” di essere parte di quella stessa educazione, abitudine, modo di vivere che gli è stato impartito. Volente o nolente. Anche se non ci piace, siamo “tirati” ai nostri genitori. Cerchiamo di non essere come loro, di cambiare, sconvolgere gli schemi, ma in qualche modo tendiamo sempre a tornare all’ovile. E questo è cosa normale.
Tuttavia i genitori sbagliano. Anche i figli sbagliano, forse di più, forse semplicemente in maniera diversa. Gli sbagli dei figli vengono puniti, quelli dei padri si ripercuotono sui figli, che quindi sono un po’ gli ortolani della situazione: sbaglio io e mi prendo le conseguenze; sbagli tu e me le prendo io uguale. Ok. Mettiamo che ci vada pure bene, in fondo abbiamo una vita per espiare le nostre colpe, sicuramente i nostri padri hanno meno tempo di noi ed impegnati come sono a preoccuparsi di noi, dei problemi che gli diamo, del lavoro e del resto della famiglia, non è che possono controllare tutto. Ed anche questo, non per ripetermi, è normale.
Lo è meno giudicare inappropriate o addirittura sbagliate delle scelte che i figli, ogni tanto, compiono saggiamente, soppesando bene vantaggi e svantaggi. Non è normale preferire che si scelga un lavoro degradante e sottopagato alla possibilità di acculturarsi e girare il mondo seguendo le proprie attitudini. Non è normale che si dica che lo studio sia una perdita di tempo. Studiare, per sé, non è mai una perdita di tempo. Se si studia per far contenti mamma e papà che possono dire di avere un figlio laureato, si, è una perdita di tempo. Ritirati a casa e vai a zappare la vigna. Ma se sei fondamentalmente convinto di quello che vuoi e per raggiungere l’obiettivo devi studiare, STUDIA, CAZZO. Conosco genitori disperati perché i figli vogliono fare i meccanici invece di prendersi una laurea in giurisprudenza, mamme che piangono figlie che lasciano l’università per fare le estetiste e qua stiamo a parlare di INUTILITÀ di un’istruzione superiore? Ma stiamo scherzando? L’istruzione è un diritto, qualunque tipo essa sia. Se mio figlio un giorno mi dicesse: “Mamma, voglio andare a zappare la terra invece di studiare!” gli direi: “Ok, prenditi una laurea in Agraria, Biologia o che cacchio vuoi tu e, dopo aver coltivato la mente, coltiva il tuo campo.”. Se invece avesse la minima intenzione di studiare (che sicuramente non ha preso dalla mia famiglia) cercherei di mantenere viva la sua motivazione finché c’è. A me è passata a causa di quella stessa università che me l’ha fatta venire, ma almeno ho chiuso il discorso, e ciò che ho fatto dopo è stato anche grazie alla preparazione che quell’Istruzione Superiore mi ha dato: lessico, dialettica e quella faccia tosta che serve ad affrontare quegli imbecilli strapieni di sé. Perché dire ad un figlio SMETTI DI STUDIARE E LAVORA è una cosa da imbecilli, e non bisogna essere genitori per capirlo. Punto.

Annunci

Informazioni su Vix

“Il pensiero dell’altrove, magia, avventura, libertà, utopia e rock and roll”. Conservo lo spirito degli anni ’90 restando “A sei km di curve dalla vita”. Sono agnostica, di sinistra e pacifista salvo complicazioni: bramo il conflitto che genera confronto e crescita personale. Amo la libertà e l’arte in tutte le sue sfaccettature: la musica, il cinema, il teatro, la scrittura, la fotografia e la lettura. Ho pubblicato un libro: Il passato è un campo di addestramento. Storia di Lei. Se dovessi rinascere? USA, Anni ’60: pace, amore, psichedelia. Sputare sentenze non fa per me, evito ipocrisie ed inutili piagnistei. Per il resto, andate in pace.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...