Cocci

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I tatuaggi fanno male anni dopo che li hai fatti, ma per quello che ricordano.

Diana ha sul corpo sette disegni differenti, alcuni colorati, altri no. Ha un serpente sul piede, fatto l’estate del suo primo amore perchè, visti vicini, il suo e quello di Andrea formavano l’uroboro, l’eterno ritorno, ma anche l’eterna contraddizione di loro due, così simili, ma così diversi. Così, quando le diversità lasciarono la coda del serpente libera, Diana decise di procedere con un secondo, una mela sul malleolo, a simboleggiare il peccato originale e tutti i peccati che avrebbe commesso di lì a poco. Una notte, insieme con dei tipi conosciuti in un locale fuori città, un po’ brilla, decise di farsi scrivere “Don’t forget” sul polso sinistro. Perché lo fece lo ha dimenticato, ma ha cominciato a dargli significati diversi in base all’umore: non dimenticare te stessa, non dimenticare da dove vieni, non dimenticare di essere felice, non dimenticare i tuoi sogni. Poi arrivò Glen, il coinquilino danese con il quale risolse i problemi lavorativi legati alla difficoltà nel parlare le lingue ed i problemi familiari legati alla difficoltà nel parlare con sua madre; ed apparve una piccola stellina proprio sotto il lobo destro, una linea continua tra le cui curve si poteva scorgere una G, come Glen e come Gianna, sua madre. Poi arrivò Ludovico, l’artista. Si innamorò della sua pelle bianca e sulla sua schiena dipinse indelebilmente un pennello ed una Venere, a immortalare la bellezza nella bellezza, diceva lui. Diana non fu mai molto convinta di questa scelta, ma nessuno passa il tempo a guardarsi la schiena, quindi cercò semplicemente di dimenticarlo ed evitare i giochi di specchi. Partì per il Perù e lì incise una tartaruga tribale sul fianco sinistro  come quella che le fece compagnia una notte sulla spiaggia con i piedi nel Pacifico. Tornata dal Perù, Letizia, la sua migliore amica d’infanzia, morì in un incidente stradale. Letizia amava i gatti e proprio sul cuore Diana ha dipinto l’impronta di un micio, quasi a non volerla cancellare da lì.

Diana ha trentadue anni ed ha incontrato l’uomo della sua vita. Non ricco, non bello, ma perfetto. La ama, con tutti i suoi disegni, ricordi e colori. Lei vorrebbe dedicargli un piccolo spazio del suo corpo per sempre, ma niente può realmente simboleggiare tutto questo. Così un giorno Diana decide di cambiare le cose. Esce con Fabrizio, l’uomo perfetto, e corre con lui in un parco. Lei è felice, si fermano a prendere una birra e proseguono la corsa folle verso chissà dove. In mezzo al bosco Diana butta via la camicia: “Fabri, prendimi. Ti voglio ora!”. Fabrizio ride e non capisce, si limita a chiederle di rivestirsi perché potrebbero vederli, il parco è pieno di bambini e di anziani. Diana è decisa. Dà un ultimo sorso alla birra e toglie i pantaloni sbottonando anche quelli di Fabrizio. Contagiato dall’euforia e dall’adrenalina, decide di assecondarla e si lascia buttare sul selciato. Diana è matta, ma Fabrizio è perso per lei e se avesse il coraggio di chiederglielo la sposerebbe prima di subito. Intanto si limita ad eseguire, divertito, gli ordini di Diana. I loro corpi sono caldi, affannati, Diana geme rumorosamente nonostante la gente vicina e quando sembra essere quasi giunta al piacere, afferra la bottiglia e la infrange contro un masso vicino. Dalla bottiglia partono vetri rotti e cocci affilati. Diana ne afferra uno e con la mano di Fabrizio incide una linea dritta sopra il ginocchio poco prima che la sorprenda l’orgasmo. Fabrizio non ha il tempo di realizzare cosa stia succedendo, si limita a gridare il suo nome. Diana gli sorride mentre il sangue scorre lento dalla ferita profonda quasi mezzo centimetro. Fabrizio prende la sua maglietta e cerca di tamponare la ferita con gli occhi lucidi ed il fiato rotto dal terrore. “Che cazzo credevi di fare? Ucciderti? Proprio mentre facevamo l’amore?”.

Diana si sente un po’ colpevole, abbassa gli occhi, ma poi gli spiega la follia di quel gesto: “L’amore che sento non si può scrivere. Mi prende da sotto la pelle, come il sangue che sta riempiendo la tua maglietta. Io voglio che tu rimanga lì, sotto, coperto da una cicatrice che non lasci più uscirne neanche una goccia. La tua cicatrice è il segno più indelebile sul mio corpo.”.

Il parco sta chiudendo e Diana e Fabrizio tornano verso casa. Piove, Diana stringe la mano di Fabrizio, lui la guarda senza parlare. La sua cicatrice nel cuore ha il nome di Diana.

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Informazioni su Vix

“Il pensiero dell’altrove, magia, avventura, libertà, utopia e rock and roll”. Conservo lo spirito degli anni ’90 restando “A sei km di curve dalla vita”. Sono agnostica, di sinistra e pacifista salvo complicazioni: bramo il conflitto che genera confronto e crescita personale. Amo la libertà e l’arte in tutte le sue sfaccettature: la musica, il cinema, il teatro, la scrittura, la fotografia e la lettura. Ho pubblicato un libro: Il passato è un campo di addestramento. Storia di Lei. Se dovessi rinascere? USA, Anni ’60: pace, amore, psichedelia. Sputare sentenze non fa per me, evito ipocrisie ed inutili piagnistei. Per il resto, andate in pace.

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