Archivio dell'autore: Vix

Informazioni su Vix

“Il pensiero dell’altrove, magia, avventura, libertà, utopia e rock and roll”. Conservo lo spirito degli anni ’90 restando “A sei km di curve dalla vita”. Sono agnostica, di sinistra e pacifista salvo complicazioni: bramo il conflitto che genera confronto e crescita personale. Amo la libertà e l’arte in tutte le sue sfaccettature: la musica, il cinema, il teatro, la scrittura, la fotografia e la lettura. Ho pubblicato un libro: Il passato è un campo di addestramento. Storia di Lei. Se dovessi rinascere? USA, Anni ’60: pace, amore, psichedelia. Sputare sentenze non fa per me, evito ipocrisie ed inutili piagnistei. Per il resto, andate in pace.

La bellezza è dietro di te

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La stai dando per scontata. La perderai.

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Infinito

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Amo l’inferno dei miei gironi 
Amo l’inverno con i suoi geloni 
Vivo a Milano con i suoi grigiori 

Immorale – J Ax

“Qual è l’infinito di MI MANCHI?”. Oggi un ragazzo della classe di italiano che sto seguendo, Gabriel, mi ha posto questa domanda. Mancare, ma quel MI all’inizio cambia il significato. Non è come HO MANCATO IL BERSAGLIO. “Mi manchi” fa riferimento alla nostalgia, ad uno stato mentale e sentimentale. Questo Infinito Mancare è un vero dilemma. Da quando sono arrivata qui, ho sentito la mancanza di mille cose: della mia famiglia, dei miei amici, dei miei spazi, del mare, delle strade che conosco, delle serate in giro, del vento che scompiglia i capelli. Nonostante ciò, ho perso lo stress. Milano mi tranquillizza. Mi rilassano i viaggi in metro, mi rilassa correre a prendere il tram, mi rilassa fottermene beatamente di qualsiasi cosa accada attorno. È inutile, i milanesi imbruttiti non fanno per me. Certo, è cara, ha problemi di vivibilità ed integrazione di una certa importanza, ma io ci sto bene. Senza mare, senza amici, senza mamma e papà, con una buona dose di libertà e alternative. E la casa sarà un casino, i tempi saranno lunghi per percorrere pochi chilometri, le zanzare sanguinarie e il caldo umido e afoso, ma intanto mi godo il verde di Parco Sempione, l’indifferenza della gente e quello strano modo di dire Buongiorno che ormai mi viene facile.

 

Dom-Sub

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Faccio quasi cento chilometri per arrivare nella sua città. Mentre osservo il paesaggio inizio ad immaginare cosa ha in serbo per me. I suoi messaggi sono stati chiari: “Sarai la mia bestiolina. Ti dovrai prostrare ai miei piedi ed aspettare che ti dia istruzioni. Non ti serve sapere nient’altro.”. Ho preparato in fretta la valigia, ho bisogno di vederlo. Questo rapporto senza legami mi ha legata. Mi manca il suo profumo, la sua attenzione. Per questo questi cento chilometri mi sembrano mille. Ho le palpitazioni da quando ho lasciato la strada di casa. È buio, le macchine che incrocio mi accecano, ma voglio correre. Devo arrivare puntuali, altrimenti mi punirà.

Parcheggio e mi viene incontro con il suo solito sorriso malizioso. Il mio vestitino svolazzante deve piacergli. “Hai fatto un buon viaggio?”. “Si, è stato piacevole. Non vedevo l’ora di arrivare.”. “Ti pentirai di questa smania, bestiolina. Prendi la tua roba e andiamo in camera.” mi sussurra all’orecchio.

Salgo le scale davanti a lui, per fargli ammirare le mie gambe e ciò che si intravede da sotto la gonna. Apre la porta della stanza che appare subito luminosa. Si affretta a chiudere le tapparelle, a voler lasciare fuori la luce assieme al mondo intero. Mi chiede di consegnargli il cellulare, per evitare interruzioni. Obbedisco e lascio la valigia vicino al letto. “Sai cosa sta per succedere?”. Gli rispondo flebilmente: “Si…”. “Benissimo. Quindi non avremo bisogno di parole di sicurezza. Da adesso in poi devi rivolgerti a me chiamandomi Padrone. Non hai il permesso di parlare. Puoi rispondere solo se interrogata. Voglio sentire la tua voce solo se si tratta di gemiti di piacere. Sei in mio potere. Nel corso della sessione puoi piangere, urlarmi di smettere, ma non lo farò. Se le tue grida saranno fastidiose, sarai punita più duramente. Hai lasciato la tua dignità fuori da quella porta. Chiudila e consegnami la chiave.”. Procedo a fare ciò che mi dice e lo guardo in silenzio. “Inginocchiati, bestiolina. Non hai il permesso di guardarmi negli occhi.”. Eseguo e abbasso lo sguardo. “Sei davvero carina con questo vestitino. Ma non erano questi i patti. Le bestioline non indossano stupidi abiti da festa.”. Prende delle forbici da un cassetto, passa la lama sulla mia nuca e procede a tagliarmi il vestito. Gli faccio così scoprire il perizoma nero ed il reggiseno di pizzo che mi ha fatto acquistare per l’occasione. “Ora va molto meglio, non credi bestiolina?”. In silenzio annuisco. “Ti ho fatto una domanda. Rispondimi”. “…si…” dico con un filo di voce. “Non ho sentito la parolina magica. Non stai seguendo le mie direttive. Questo comporterà una punizione.”. Il palmo della sua mano brucia sul viso. “Hai capito come si risponde?”. “Si, Padrone.”. “Bene, iniziamo a ragionare. Chiudi i polsi dietro la schiena.”. La corda è stretta. Lui percepisce le vene che ne soffrono la pressione. Sogghigna, afferra i miei capelli e mi spinge sulla parete. Le sue mani si insinuano sotto il reggiseno pizzicandomi i capezzoli. Bagno gli slip di eccitazione. Lui se ne accorge e stringe più forte. “Così ti piace, eh bestiolina? Attenta, potrei prenderci gusto.”. Mi strappa il reggiseno di dosso e stringe più forte, il dolore diventa insopportabile, ma estremamente piacevole. Molla la presa mentre le gambe mi tremano sui tacchi. Riprende i capelli e mi getta sul letto a pancia in giù. “Stai facendo la brava, bestiolina. Quasi non c’è gusto così.”. Si toglie la cinta e me la schiocca sul sedere. Le frustate diventano sempre più forti, non riesco a trattenere un “Ahia!”. Si china su di me. “Maledetta bestiaccia, non ti si può fare un complimento. Non hai il permesso di parlare, ricordi? Devo provvedere.”. Si allontana per qualche secondo e al suo ritorno mi stringe un bavaglio sulla bocca. “Ora vedremo se ti lamenterai ancora. Fammi vedere a che punto siamo.”. Mi gira di schiena sul letto ed infila due dita negli slip che, inevitabilmente, si impregnano dei miei umori. “Sei davvero eccitata. Possiamo proseguire.”. Mi sfila gli slip e ritorna ad infilare le dita tra le mie gambe. Ne ho tre dentro e continuo a bagnarmi. Sono quasi all’apice del piacere, ma lui se ne accorge e smette subito. “Ecco, vedi? Mi distrai. Non ti ho detto che non hai il permesso di venire, non prima che mi sia svuotato le palle per bene. Torna in ginocchio qui per terra e cerca di non bagnare il pavimento.”. Mi inginocchio, abbasso lo sguardo, ma ormai ha già deciso. Un foulard nero mi copre la vista. Sono totalmente nelle sue mani. Sento un rumore, dopodiché qualcosa di caldo e duro mi si accosta alla faccia. Me lo sbatte più volte sul viso, finché non scioglie il bavaglio e me lo infila in gola. “Gustatelo per bene, bestiolina. Sei solo all’inizio.”. Mi spinge la testa sulla sua erezione sempre più forte. “Ora ho una piccola sorpresa. Non opporre resistenza, non costringermi a castigarti ancora.”. Un altro arnese caldo e pulsante mi si appoggia sul volto mentre succhio quello del mio padrone. “Su, da brava, apri la bocca e accogli anche quest’altro cazzo. Brava, bestiolina.”. Mi fa male la mandibola, ripenso a lui, non posso credere che mi stia facendo questo. Doveva essere un gioco fra noi, una fantasia. Mi sento violata, le lacrime iniziano a scendere da sole. “Piangi, bestiolina? Ancora non ti abbiamo fatto male.”. Due mani mi sollevano e mi appoggiano su qualcuno sdraiato sul letto. Lo sento mentre mi penetra, spinge solo un paio di volte, poi si ferma. Qualcuno mi tiene i capelli tirati, altre due mani allargano il buco più stretto e una lingua ci si infila dentro. Un brivido mi percorre il corpo, dimentico il mio malessere e mi lascio andare. Due dita invadono il mio buchino umido, seguite da un grosso cazzo. Il dolore ed il piacere continuano a mischiarsi mentre un’altra erezione mi ha già tappato la bocca. “Bestiolina, sei pronta? Adesso arriva il bello.”. Due pinze mi stringono i capezzoli. Sento che l’orgasmo è più vicino che mai. “Non hai ancora il permesso di venire, stronzetta.”. La sua voce viene interrotta da un altro schiaffo in pieno volto. Il bruciore del colpo viene superato da un bruciore più forte che mi scorre sul corpo. Urlo di dolore e piacere. Qualcuno mi solleva dalla mia posizione e mi stende sul letto. Quel bruciore raggiunge il clitoride mentre vengo coperta di sperma. “Ora puoi godere, bestiolina. Vieni per me.”. Mi libero in un orgasmo che mi fa tremare, gridare e ansimare. Sento nuovamente quel rumore. Lui mi libera dalla benda, nella stanza non c’è più nessuno. La cera sul mio corpo è secca. Si riveste e mi lascia dicendomi: “Ti aspetto il mese prossimo, bestiolina. Buon ritorno a casa.”.

 

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