Archivio dell'autore: Vix

Informazioni su Vix

“Il pensiero dell’altrove, magia, avventura, libertà, utopia e rock and roll”. Conservo lo spirito degli anni ’90 restando “A sei km di curve dalla vita”. Sono agnostica, di sinistra e pacifista salvo complicazioni: bramo il conflitto che genera confronto e crescita personale. Amo la libertà e l’arte in tutte le sue sfaccettature: la musica, il cinema, il teatro, la scrittura, la fotografia e la lettura. Ho pubblicato un libro: Il passato è un campo di addestramento. Storia di Lei. Se dovessi rinascere? USA, Anni ’60: pace, amore, psichedelia. Sputare sentenze non fa per me, evito ipocrisie ed inutili piagnistei. Per il resto, andate in pace.

Week End

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Ci si mastica poco a poco
si fa così
è tutto apparecchiato
per il cuore e per il palato
sarà bello bellissimo travolgente
lasciarsi vivere totalmente
dolce dolcissimo e sconveniente
coi bei peccati succede sempre
ci vuole fortuna perché funzioni
i brividi alla schiena
e gli ingredienti buoni
è quasi fatta
zucchero a velo
la gola soddisfatta
e nella stanza il cielo

Rossetto e cioccolato – Ornella Vanoni

Una settimana che sembrava non finisse mai. Un fine settimana chiusa in casa. Per volere e forse un po’ per piacere. Almeno così era in principio. Poi è diventata una prigione dalla quale non poter uscire neanche per respirare un po’ di umidità e tabacco. Lo so che sto spesso a immaginarmi e descrivermi come una che ne ha passate tante, che ormai non si sorprende più, che ha tante cicatrici e tante ferite ancora da rimarginare, ma in questo particolare momento mi sento in una fase di stallo. Non so bene che direzione prendere, sto seguendo un percorso, ma non vedo una meta né delle chiare indicazioni. È grave? No, non lo è. L’agenda spesso rimane a casa. Il cellulare mai, quello è ormai una mutazione del mio braccio ed è tutt’uno con la mano destra (anche ora che scrivo sento il dolore del tunnel carpale che mi ricorda di darmi una calmata; non riesco manco più a farmi le fasciature). Vorrei riuscire a rilassarmi, credetemi. Che poi non sono nemmeno stressata, il lavoro va bene, le relazioni con gli altri anche. Sono arrabbiata, questo si. Faccio le cose con nervosismo, mi sembra di non riuscire mai a portare a compimento le cose nel modo in cui andrebbe fatto. Come se finissi ad arronzare. Mi piacerebbe godermi i momenti di riposo, i momenti a casa con la musica e il desiderato Doctor Sound finalmente nello scaffale. Mi piacerebbe leggere con piacere, ritrovare un po’ di pace interiore che mi faccia chiudere il resto fuori dalla porta della mia camera. Il fatto è che ho troppi malcontenti che sto premendo in fondo per evitare di fare un casino. L’ho gestita bene fino ad ora, sbagliare adesso sarebbe da sprovveduti, ed io non voglio esserlo né sembrarlo. Ho avuto le mie vittorie, piccole. A partire dal giorno di Natale dello scorso anno si sono fatte avanti persone che mai avrei immaginato, altre sono “evaporate” senza lasciare traccia (qualcuno causandomi un po’ di malinconia, più per le motivazioni che ha accampato che per una reale sensazione di assenza o mancanza). Clamorose alcune resurrezioni, di chi NON CI PARLO, TU NON ESISTI e poi mi chiede come va la vita come se fossimo grandi amici da chissà quanto. Fa parte del gioco, ci sta. Vorrei ritornare a cantare, avere la voglia di montare l’impianto e gridare come ho sempre fatto. Sto, tuttavia, apprezzando l’importanza e il valore del silenzio. Cristina, nelle sue sedute, lo utilizza come metodo di psicoanalisi. I silenzi dicono più di ciò che vorremmo riuscire a dire usando più un milione di parole. Sto imparando a gestire le parole importanti. Ho imparato un po’ di umiltà, scusandomi di un mio errore con uno sconosciuto. Vorrei una dipendenza, una di quelle belle, che ti portano in alto e in basso, che ti fanno bene e male insieme. Vorrei tornare sulle montagne russe, provare qualche brivido, qualche forte dolore o emozione. Sta diventando tutto un po’ grigio, che poi il grigio non è male, è un bel colore, elegante. Il grigio, però, annoia. A lungo andare smetti di vederne l’eleganza e percepisci solo la monotonia.

Andiamo a correre al buio sotto la pioggia, dimentichiamoci che ore sono, viviamo, fradici e sorridenti, delle notti che valgano la pena di essere vissute e raccontate. Cerchiamo i colori dove non ci sono. Per ritornare a divertirci sul serio.

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La gabbia della libertà

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Ciò che in apparenza sembra un ossimoro, è ciò che in realtà mi impone di tenere fede a me stessa per una questione di pura coerenza.

Sono single.

Ciò non significa che non sia innamorata, che non abbia il cuore occupato o che chi si becca tutte queste belle cose non ne sia a conoscenza. Mai come questa volta le mie attenzioni ricevono feedback positivi, positivissimi. Il punto è che io di fidanzarmi di nuovo non ne ho la minima intenzione. Dopo Piero e dopo Claudio l’idea di rimettermi di nuovo in gioco e di spaccarmi ancora in due per qualcuno non mi passa neanche per la testa. Si, è vero, si tratta di due situazioni nettamente diverse: con Piero è finita dopo tre anni di totale e assoluto asservimento emotivo, con Claudio dopo tre mesi di alti e bassi, incontri, scontri, chiarimenti e parole buttate al vento. Il punto è che in entrambi i casi mi sono annullata per rendermi desiderabile e accattivante e l’ho fatto consapevolmente, perché “ne valeva la pena”. E mi sbagliavo, perché non ne vale MAI la pena. Non devi smettere di essere romantica perché il romanticismo non piace al tuo partner. Non devi smettere di dire SCOPARE perché il tuo partner è troppo romantico. In due parole: Non devi smettere di essere ciò che sei (in qualunque modo tu lo sia) per fare piacere a qualcun altro. Non ne vale la pena. Tutto questo, ovviamente, ha le sue conseguenze. Conseguenze fatte di soldi spesi in b&b, nottate al telefono, scleri per messaggi non chiari e poco tempo a disposizione per raccontarsi una vita e mischiarsi un po’.

Continuo a fare sogni disturbati con bagnini mestruati che ci provano con le mie amiche ed animatori turistici penencefali e mi chiedo che diavolo ci sia di sbagliato in me. Finché facevo la stronza ero soddisfatta e felice. Ora che mi sono lasciata un po’ andare sono piena di seghe mentali (molto più del solito) e non riesco a non preoccuparmi di far male e farmi male di riflesso. Certo è che sto stagnando, non mi sento più dinamica ed elettrica come la scorsa estate. È anche vero che sto facendo una vita un po’ più regolare e la mia salute ed il mio fegato ne sono consapevoli e soddisfatti, ma ciò non vuol dire che debba arrivare a 28 anni pronta per la casa di riposo. Devo ritrovare la spinta, il brio. Ricomincerò da Capa, mi sono detta. Cercherò di procurarmi il biglietto e tra san Valentino ed il mio compleanno mi farò una bella dose di positività Salveminesca che solo lui sa regalare. Così, forse, ripartirà questo nuovo anno iniziato un po’ in sordina, un po’ al rallentatore. E magari ne verrà fuori una chiave che sblocchi la gabbia di questa libertà autoimposta.

Leggi, prima di scrivere

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Errori di interpretazione. Se leggi male, scrivi cose sbagliate. Non solo per la distrazione e i refusi. Spesso non capisci il messaggio, interpreti a modo tuo e cambia tutto. Ogni singolo vocabolo assume un significato diverso. E le cose sfuggono di mano, cadono, si rompono irreparabilmente. Quindi, prima di scrivere, leggi. Bene.