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The last

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Bugibba, 15 ottobre 2017, ore 01.50.

E anche questa vacanza è giunta al termine. Con l’ultima sigaretta e la mia fedele Carlsberg sono qui a fare il punto sul balcone che affaccia su una piscina di un albergo che non è il nostro. Malta, quindi. Un’altra bandierina sul mio planisfero mentale, un altro bel pacchetto di scatti portati a casa. La notte è un incubo qui. Rimani a piedi senza vie di uscita e ti viene da piangere pensando che resterai in balia di autisti pazzi che rubano autobus e ragazzini disadattati che cantano Ed Sheeran odiandolo. Un’altra vita fuori dalla tua stanza, in una stanza nuova che è una casa intera, senza tv e con le prese strane che hanno la combinazione per funzionare. Un’altra lingua che poi sono tutte le lingue mischiate insieme e chissà che cazzo si stanno dicendo tra un BONJU e un CYAO. Della serie Aggiungiamoci lettere a caso e facciamo finta che sia Maltese. Un altro posto nell’album tra le risate senza senso e i traghetti presi all’ultimo secondo. Un’altra (ennesima) conferma di avere una compagna di viaggio sempre più folle ed entusiasta a cui stringere la mano per non perdersi tra la folla. Un altro  addio senza lacrime, perché è bello partire, ma è ancora più bello tornare e riscoprire il piacere del proprio posto, di una vita che sembrava grigia prima di partire e che risplende di nuova luce a confronto con ciò che ci aspetta oltre il nostro meridiano. Altri chili da perdere, altro acido lattico da smaltire. Altre noi, sempre noi, a ridere, sorridere, guardarsi sconsolate e bestemmiare all’unisono. 
Ciao Malta. È stato bello finché è durato. Mò possiamo pure tornare a casa.

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Attenti al loop

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La testa che gira, le mani che tremano, il freddo, i brividi nonostante i 40 gradi di temperatura, l’illusione del baratro e la paura di cadervi.

Ho pensato a mille cose in questi giorni, alcune belle, altre meno. Sono stata sincera, per mezza volta nella vita ed ho perso un’altra persona per aver confessato i miei peccati. Fa parte del viaggio, fa parte del gioco. Eppure lui sta sempre lì, con le sue belle convinzioni e la sua voglia di uscire dalla routine. Ed io scema che continuo a guardare in quella direzione. Mi prende l’anima, me la calpesta e dopo ci gioca a calcio come se non gli importasse, e forse davvero non gli importa. Perché mentre sono qui che ricalcolo i miei progetti ed i miei sogni, i nostri sogni, lui vive bene, vive male, non esiste differenza. Lui vive altrove e non mi degna di un pensiero, neanche minimo. Non di quelli visualizzabili, almeno. Ma non è questo il punto. Il punto è che torno sempre li, in loop. Ritrovo la via per non stare male, rido, sorrido, mi agito, stesa sulla sabbia sento il cuore palpitare pensando a quel mare scuro che ho scritto, a quel desiderio di viverlo con lui, non riesco a godermi il cielo, gli amici e le parole. Sono assente, in un limbo che mi lascia senza vie di scampo, un’astrazione negativa che vorrebbe distruggere il mio entusiasmo. E quindi capita che, col fiatone, mi ritrovi a scrivere in ufficio, mentre ognuno pensa ai fatti suoi e la testa continua a girare. L’ho detto e stradetto milioni di volte, lui è stato quello giusto. D’ora in poi ci possono essere solo strane imitazioni, allucinazioni, e anche lui stesso non sarà più ciò che era. “Se tornasse, non ci torneresti insieme?!” mi chiede Gianni da dietro il suo pc. No, Gianni, no. Mi ha segata in due senza magia, ho ancora le ferite aperte e lui pensa a quando dovrò ridargli un basso che avevo già pensato di imparare a suonare per sentire meno la sua assenza. Il problema più grosso è che questi momenti mi prendono alla sprovvista. Sto rinforzando il carattere, il lessico, sto provando a fingere di essere cazzuta, ad immaginarmi con i capelli a spazzola per comunicare al mondo intorno IO NON RIDEREI AL TUO POSTO, TI SPACCO LA FACCIA. Eppure, quando mi sento più sicura e penso di poter affrontare qualsiasi cosa, mi scivola dalle mani il senso di cazzutaggine e mi faccio piegare come una canna al vento. Mi nutro di canzoni quelle belle, quelle piene di emozioni e che mi fanno viaggiare, ma finisce sempre, a notte fonda, che i miei pensieri convergano su di lui, su cosa stia facendo e su quanto mi piacerebbe leggere il suo messaggio della buonanotte. E non succede. Zero messaggi in arrivo. Tranne quelli del mio squadrone, ovvio. Loro ci sono sempre, con i loro impegni, i loro sogni hanno, comunque, sempre spazio per me. E lui, dopo tre anni, questo spazio non è riuscito a trovarlo. Per questo dovrei odiarlo e smettere di pensarci, ma purtroppo lo amo. E l’amore, nonostante le batoste, non ti abbandona facilmente. Chiaramente sto cercando di reagire, ci provo ogni giorno. Conosco persone, ci esco, faccio tardi e bevo la mia birra da stonatura (che purtroppo mi ha sviluppato un alto livello di tolleranza e mi fa male sempre meno) senza pensare a quel battito speciale che sapeva provocarmi.

Quando torno a casa, però, mi aspetto sempre di voltarmi e vederlo andare via, sorridendo e facendo il cuoricino che balla la sigla dell’ora esatta. E sono, veramente, le stronzate dolci e cretine a farmi vacillare e riconsiderare tutto, ad attribuirmi colpe e a pensare di poter ricostruire i miei castelli di sabbia, pur sapendo che la prima onda li porterà via.

Ho bisogno di ricominciare a sognare.

Hai un amico in me

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Vorrei dedicare un pensiero ad ognuno di voi perché vi state prendendo cura di me. Vorrei potervi ringraziare per tutto ciò che state facendo con qualcosa di reale e tangibile, ma so che non basterebbe perché esserci vale molto di più di un qualsiasi regalo, dico davvero. Quindi visto che scrivere è una delle cose che non ho donato a Piero insieme a tutto quello che amo, vi dedico questo momento.

  • Marco: ci siamo ritrovati ancora più esauriti e ancora più pieni di pensieri strani e di strani immaginari da condividere e paranoie e voglia di perdere certezze per il gusto di emozionarci ancora, più forte e più veloce.
  • Davide: l’amico di sempre, la spalla su cui piangere, il consiglio giusto al momento giusto e tanta tanta pazienza. Hai sempre la parola giusta per tirarmi su e sai quando sento l’esigenza di ridere, quindi ti carichi un tronco in spalla e passi la serata facendo le corna nella cucina di casa mia.
  • Enrico: la tua giovane vita sta riempiendo la mia di una nuova carica, dandomi la forza di contrastare i momenti di abbandono. I tuoi problemi sono anche i miei, sei più grande a livello mentale e le tue coetanee prima o poi lo capiranno. Intanto pensa a divertirti e non perdere la voglia di sorprenderti.
  • Carlo Alberto: finalmente, eliminate le cause di lontananza, possiamo trascorrere delle belle serate insieme davanti ad una birra o ad una melanzana ripiena. Le tue abilità di chef erano a me ignote, ma ora che le ho scoperte non sei più al sicuro. Sei un ottimo ascoltatore e sai entrare in empatia anche senza parlare
  • Francesca: a lei non dico niente perché ormai lo sa che siamo una coppia di fatto. Viviamo insieme, dormiamo insieme, andiamo anche in bagno insieme, direi che se non è scappata urlando fino ad ora, ci sono buone possibilità che rimanga al mio fianco per un bel po’. 

    Non avrei mai immaginato di potermi sentire così al sicuro, compresa e sostenuta da tutti voi. Siete una grande risorsa per il mio equilibrio in questo momento, quindi non posso fare altro che dirvi grazie per esserci in ogni momento e per mischiare i vostri problemi con i miei, in modo da farmi sentire meno sola. Siamo una bella squadra e spero, un giorno, di riuscire a mettervi tutti insieme e fare una bella foto che sostituisca tutti i vuoti che abitano la mia camera da qualche settimana. 

    Vi voglio bene.