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L’eterna

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Notte. Roma. Luci accese, bus che calpestano sanpietrini sobbalzando. Dal finestrino scorrono lente le vite di migliaia di persone, tutte uniche. Mi sento bene qui, tra questo traffico, questi volti sempre diversi. Respiro l’aria inquinata, ne percepisco il rumore di fondo, di motori, metropolitane e tram e auto in doppia fila e ambulanti e caffè presi al volo per non perdere tempo. Mi sono sentita a casa, qui. Saltando da un treno ancora in movimento per non perdere neanche un attimo di quella vita. Conversano mi sta cucita addosso come un abito su misura, con tutti i suoi limiti sartoriali. Dimagrisco e il vestito cade male. Prendo qualche chilo di libertà e improvvisamente fatica ad entrare. Amo Roma, con la sua caciara, con la sua sporcizia, con i suoi randagi e le sue insegne luminose che illuminano di riflesso pezzi di storia millenaria. La sento mia, a portata di mano. Non ho paura di perdermi. È tutta qui. Nel cuore.

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Attenti al loop

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La testa che gira, le mani che tremano, il freddo, i brividi nonostante i 40 gradi di temperatura, l’illusione del baratro e la paura di cadervi.

Ho pensato a mille cose in questi giorni, alcune belle, altre meno. Sono stata sincera, per mezza volta nella vita ed ho perso un’altra persona per aver confessato i miei peccati. Fa parte del viaggio, fa parte del gioco. Eppure lui sta sempre lì, con le sue belle convinzioni e la sua voglia di uscire dalla routine. Ed io scema che continuo a guardare in quella direzione. Mi prende l’anima, me la calpesta e dopo ci gioca a calcio come se non gli importasse, e forse davvero non gli importa. Perché mentre sono qui che ricalcolo i miei progetti ed i miei sogni, i nostri sogni, lui vive bene, vive male, non esiste differenza. Lui vive altrove e non mi degna di un pensiero, neanche minimo. Non di quelli visualizzabili, almeno. Ma non è questo il punto. Il punto è che torno sempre li, in loop. Ritrovo la via per non stare male, rido, sorrido, mi agito, stesa sulla sabbia sento il cuore palpitare pensando a quel mare scuro che ho scritto, a quel desiderio di viverlo con lui, non riesco a godermi il cielo, gli amici e le parole. Sono assente, in un limbo che mi lascia senza vie di scampo, un’astrazione negativa che vorrebbe distruggere il mio entusiasmo. E quindi capita che, col fiatone, mi ritrovi a scrivere in ufficio, mentre ognuno pensa ai fatti suoi e la testa continua a girare. L’ho detto e stradetto milioni di volte, lui è stato quello giusto. D’ora in poi ci possono essere solo strane imitazioni, allucinazioni, e anche lui stesso non sarà più ciò che era. “Se tornasse, non ci torneresti insieme?!” mi chiede Gianni da dietro il suo pc. No, Gianni, no. Mi ha segata in due senza magia, ho ancora le ferite aperte e lui pensa a quando dovrò ridargli un basso che avevo già pensato di imparare a suonare per sentire meno la sua assenza. Il problema più grosso è che questi momenti mi prendono alla sprovvista. Sto rinforzando il carattere, il lessico, sto provando a fingere di essere cazzuta, ad immaginarmi con i capelli a spazzola per comunicare al mondo intorno IO NON RIDEREI AL TUO POSTO, TI SPACCO LA FACCIA. Eppure, quando mi sento più sicura e penso di poter affrontare qualsiasi cosa, mi scivola dalle mani il senso di cazzutaggine e mi faccio piegare come una canna al vento. Mi nutro di canzoni quelle belle, quelle piene di emozioni e che mi fanno viaggiare, ma finisce sempre, a notte fonda, che i miei pensieri convergano su di lui, su cosa stia facendo e su quanto mi piacerebbe leggere il suo messaggio della buonanotte. E non succede. Zero messaggi in arrivo. Tranne quelli del mio squadrone, ovvio. Loro ci sono sempre, con i loro impegni, i loro sogni hanno, comunque, sempre spazio per me. E lui, dopo tre anni, questo spazio non è riuscito a trovarlo. Per questo dovrei odiarlo e smettere di pensarci, ma purtroppo lo amo. E l’amore, nonostante le batoste, non ti abbandona facilmente. Chiaramente sto cercando di reagire, ci provo ogni giorno. Conosco persone, ci esco, faccio tardi e bevo la mia birra da stonatura (che purtroppo mi ha sviluppato un alto livello di tolleranza e mi fa male sempre meno) senza pensare a quel battito speciale che sapeva provocarmi.

Quando torno a casa, però, mi aspetto sempre di voltarmi e vederlo andare via, sorridendo e facendo il cuoricino che balla la sigla dell’ora esatta. E sono, veramente, le stronzate dolci e cretine a farmi vacillare e riconsiderare tutto, ad attribuirmi colpe e a pensare di poter ricostruire i miei castelli di sabbia, pur sapendo che la prima onda li porterà via.

Ho bisogno di ricominciare a sognare.

Parmigiana #25

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Ogni volta in cui ti penso mangio chili di parmigiana. Quella che mi nascondevi tu, l’ho trovata.

Finito tutto così, come è cominciato. Conserverò il tuo ricordo, il tuo profumo, le nottate passate al telefono e quelle passate insieme, i giorni di pioggia e quelli di sole e resterai qui.

Perché per me eri l’unico, il solo, l’ultimo. Ed io per te non lo ero. O perlomeno non lo ero fino in fondo, perché siamo diversi, perché il mio carattere ti impedisce di trovare la tua strada, perché non sei tu sono io e ti lascio perché ti amo troppo. Perché hai parlato troppo e sono sicura che non ci hai pensato fino in fondo, ma me ne farò una ragione. Intanto metto la parmigiana in forno e mi guardo “50 volte il primo bacio” sul nove, perché mi fa pensare a te.

 

Ciao, amore mio.