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Sweet words inside my mind

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Sweet words, inside my mind.
Sweet words, he’s just blind!
Everyday you take my love,
I’m in love!

E alla fine arriva Gianvito.
Quanto tutto sembrava procedere per la strada dell’indipendenza e dell’auto affermazione, PUF, si presenta un quasi trentenne appena tornato da Milano che mi invita a bere una birra: appassionato beatlesiano, allergico alle fragole e con un adorabile senso dell’umorismo che rivoluziona nuovamente il mio equilibrio assente.

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E pure adesso che scrivo ho un sorriso ebete sulla faccia. Che cosa mi hai fatto, maledetto? Mi hai spinta a innamorarmi di nuovo, a perdere la testa ancora una volta e a lanciarmi senza paracadute. E quindi eccoci qui, nell’unica foto che abbiamo insieme, la sera di San Valentino. Perché non ho più tempo di fare le foto, se ogni momento con te mi porta sopra le nuvole, se ogni volta che ti incontro non riesco a finire un discorso senza perdermi senza vie d’uscita. Se ormai ci sei, sei qui e non voglio lasciarti andare.

Godiamoci il viaggio.

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Presepio Imminente

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[…]

Sta scendendo già la mirra
sulle mummie del presepio
non ti avevo ancora detto
l’ho ambientato nell’antico Egitto

Una mummia fa il pastore
l’altra mummia fa il pescatore
una mummia fa il laghetto
sono mummie molto brave
ma hanno un piccolo difetto, questo:

gli dai un dito e ti prendono un braccio
lo nascondono nel muschio
e lo devi ritrovar

Non perdere la calma, tieni conto che è una mummia
e se non ritrovi il braccio chiama il numero verde
“Pronto, qui emergenza mummie, dica…”
“Non ritrovo più il mio braccio!”
“Capisco, gliel’ha nascosto dentro al muschio, immagino…”
“Ma… scusi come fa a saperlo?”
“Siamo l’Emergenza Mummie, vuole che non so certe cose?!
La saluto, buon Natale!”
“Sì ma adesso come faccio?
Chi me lo riattacca il braccio?”

[…]

Posto che sono appena tornata da un viaggio fuori confine (quello pugliese si intende). Posto che ho esplorato meraviglie naturali di rara bellezza. Posto che ho un taglio anni 80 che mi fa sembrare un incrocio tra Prince e David Bowie. Posto che più ti aspetti che le cose vadano una chiavica, più ti sorprendono…

…ho vissuto uno dei weekend più intensi della mia vita. La natura, le foglie secche nel bosco, la neve, il sole che illumina le colline imbiancate. Un contenitore a tenuta stagna contiene tutte le parole che non vorrei dire e mi lascia camminare con i miei begli stivali nella neve fresca, affondando per qualche centimetro mentre canto il Valzer dei Fiori di Tchaikovsky e fingo di pattinare sul ghiaccio evitando a stento di cadere.

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Nella figura: un raro esempio di coreografia di pattinaggio su neve fresca

Poi il viaggio, i nomi dei paesi che diventano storie surreali, le canzoni demenziali di Elio e le storie tese mentre riprendo il panorama con la reflex fuori dal finestrino, le mirabolanti storie d’amore tra Gioia Tauro e Caltanissetta, le chiacchiere a notte fonda, Alyssa e James di The End of the F***ing World, i filtri di Instagram, le 40 coppette di Sushi, le birre nel frigo, le bombe nella vasca, il piumone più caldo dell’equatore, e più cerchi di non dire più dici e ti comprometti perché ormai non si torna indietro, ciò che è detto è detto e ciò che è fatto è fatto. Quindi, stanca, ti butti sul letto la sera prima di ripartire e cerchi di non pensare, di dare forma a delle nuove storie stupide che non ti facciano piangere e mentre sei li che ridi come un’idiota le lacrime scendono da sole e non puoi fare altro che lasciarle andare. È naturale, come tutto ciò che succede da un po’ di tempo a questa parte. Ciò che non lo è, invece, è quel contenitore a tenuta stagna che ti stai riportando a casa convinta che sia la cosa giusta da fare. Perché è la cosa giusta, nonostante non sia naturale. Bisogna tenere in ordine, non lasciare che la totale anarchia prenda il sopravvento. Quindi, un respiro profondo e via, a vivere altre vite. Se qualcosa c’è ed è reale, forte, vero e sincero, sopravvivrà. In caso contrario, saranno dei bellissimi ricordi da conservare in un nuovo album.

La gabbia della libertà

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Ciò che in apparenza sembra un ossimoro, è ciò che in realtà mi impone di tenere fede a me stessa per una questione di pura coerenza.

Sono single.

Ciò non significa che non sia innamorata, che non abbia il cuore occupato o che chi si becca tutte queste belle cose non ne sia a conoscenza. Mai come questa volta le mie attenzioni ricevono feedback positivi, positivissimi. Il punto è che io di fidanzarmi di nuovo non ne ho la minima intenzione. Dopo Piero e dopo Claudio l’idea di rimettermi di nuovo in gioco e di spaccarmi ancora in due per qualcuno non mi passa neanche per la testa. Si, è vero, si tratta di due situazioni nettamente diverse: con Piero è finita dopo tre anni di totale e assoluto asservimento emotivo, con Claudio dopo tre mesi di alti e bassi, incontri, scontri, chiarimenti e parole buttate al vento. Il punto è che in entrambi i casi mi sono annullata per rendermi desiderabile e accattivante e l’ho fatto consapevolmente, perché “ne valeva la pena”. E mi sbagliavo, perché non ne vale MAI la pena. Non devi smettere di essere romantica perché il romanticismo non piace al tuo partner. Non devi smettere di dire SCOPARE perché il tuo partner è troppo romantico. In due parole: Non devi smettere di essere ciò che sei (in qualunque modo tu lo sia) per fare piacere a qualcun altro. Non ne vale la pena. Tutto questo, ovviamente, ha le sue conseguenze. Conseguenze fatte di soldi spesi in b&b, nottate al telefono, scleri per messaggi non chiari e poco tempo a disposizione per raccontarsi una vita e mischiarsi un po’.

Continuo a fare sogni disturbati con bagnini mestruati che ci provano con le mie amiche ed animatori turistici penencefali e mi chiedo che diavolo ci sia di sbagliato in me. Finché facevo la stronza ero soddisfatta e felice. Ora che mi sono lasciata un po’ andare sono piena di seghe mentali (molto più del solito) e non riesco a non preoccuparmi di far male e farmi male di riflesso. Certo è che sto stagnando, non mi sento più dinamica ed elettrica come la scorsa estate. È anche vero che sto facendo una vita un po’ più regolare e la mia salute ed il mio fegato ne sono consapevoli e soddisfatti, ma ciò non vuol dire che debba arrivare a 28 anni pronta per la casa di riposo. Devo ritrovare la spinta, il brio. Ricomincerò da Capa, mi sono detta. Cercherò di procurarmi il biglietto e tra san Valentino ed il mio compleanno mi farò una bella dose di positività Salveminesca che solo lui sa regalare. Così, forse, ripartirà questo nuovo anno iniziato un po’ in sordina, un po’ al rallentatore. E magari ne verrà fuori una chiave che sblocchi la gabbia di questa libertà autoimposta.