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Foglie d’autunno

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“Voglio darti tutto, voglio darti l’amore, i sorrisi, farti godere, farti le coccole, voglio averti con me, voglio che tu sappia che sei speciale, voglio gli abbracci, i graffi sulla schiena, i ricordi di questi momenti quando non ci sei, tu sei mia. Ed io sono tuo.”

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A sparire ci si deve abituare

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Un brivido lucido e nero, come di seta.

Sicurezza. Insicurezza.

Presenza. Assenza.

Empatia. Distacco.

Tra le morte foglie che al ceppo delle querce agita il vento.

La dipendenza va gestita, con le dovute maniere. Certo, ad un drogato dici “Smetti di drogarti”, e non “Drogati di meno”. E io non voglio smettere del tutto, voglio drogarmi meno. Ora come ora non posso farlo. Perché quel meno non esiste. Esiste solo 100 (una giornata intera al pc) e 0. Ora è 0. Non so quanto può durare; conoscendomi, poco. Sono stata tre anni senza e mi chiedo come abbia fatto. C’era Chris, le mie giornate le riempiva lui. Oggi no, è finito il lavoro, è finito il mio rapporto stabile e duraturo, è finito il tempo che voglio perdere. Ho tanti libri da leggere, da rimettermi in pari. Mi sono rotta di guardare le news che di New non hanno nulla. Mi sono annoiata delle foto, dei selfie, delle scritte e degli stati personali. Mi ha stancato perdere le ore in stato catatonico davanti al pc. Poteva essere graduale. Potevo spegnere il pc, silenziare il cellulare, essere più forte. Non lo sono. Tornerò, dovrò per il libro, per Venti di Scambio, per altre cose importanti. Ma non oggi, non domani. Devo riaprire gli occhi, respirare e ricominciare a correre, sentire il sangue scorrere, il cuore battere, urlare, stringere i pugni e combattere. Basta così, stasera è stato troppo.

Attenti al loop

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La testa che gira, le mani che tremano, il freddo, i brividi nonostante i 40 gradi di temperatura, l’illusione del baratro e la paura di cadervi.

Ho pensato a mille cose in questi giorni, alcune belle, altre meno. Sono stata sincera, per mezza volta nella vita ed ho perso un’altra persona per aver confessato i miei peccati. Fa parte del viaggio, fa parte del gioco. Eppure lui sta sempre lì, con le sue belle convinzioni e la sua voglia di uscire dalla routine. Ed io scema che continuo a guardare in quella direzione. Mi prende l’anima, me la calpesta e dopo ci gioca a calcio come se non gli importasse, e forse davvero non gli importa. Perché mentre sono qui che ricalcolo i miei progetti ed i miei sogni, i nostri sogni, lui vive bene, vive male, non esiste differenza. Lui vive altrove e non mi degna di un pensiero, neanche minimo. Non di quelli visualizzabili, almeno. Ma non è questo il punto. Il punto è che torno sempre li, in loop. Ritrovo la via per non stare male, rido, sorrido, mi agito, stesa sulla sabbia sento il cuore palpitare pensando a quel mare scuro che ho scritto, a quel desiderio di viverlo con lui, non riesco a godermi il cielo, gli amici e le parole. Sono assente, in un limbo che mi lascia senza vie di scampo, un’astrazione negativa che vorrebbe distruggere il mio entusiasmo. E quindi capita che, col fiatone, mi ritrovi a scrivere in ufficio, mentre ognuno pensa ai fatti suoi e la testa continua a girare. L’ho detto e stradetto milioni di volte, lui è stato quello giusto. D’ora in poi ci possono essere solo strane imitazioni, allucinazioni, e anche lui stesso non sarà più ciò che era. “Se tornasse, non ci torneresti insieme?!” mi chiede Gianni da dietro il suo pc. No, Gianni, no. Mi ha segata in due senza magia, ho ancora le ferite aperte e lui pensa a quando dovrò ridargli un basso che avevo già pensato di imparare a suonare per sentire meno la sua assenza. Il problema più grosso è che questi momenti mi prendono alla sprovvista. Sto rinforzando il carattere, il lessico, sto provando a fingere di essere cazzuta, ad immaginarmi con i capelli a spazzola per comunicare al mondo intorno IO NON RIDEREI AL TUO POSTO, TI SPACCO LA FACCIA. Eppure, quando mi sento più sicura e penso di poter affrontare qualsiasi cosa, mi scivola dalle mani il senso di cazzutaggine e mi faccio piegare come una canna al vento. Mi nutro di canzoni quelle belle, quelle piene di emozioni e che mi fanno viaggiare, ma finisce sempre, a notte fonda, che i miei pensieri convergano su di lui, su cosa stia facendo e su quanto mi piacerebbe leggere il suo messaggio della buonanotte. E non succede. Zero messaggi in arrivo. Tranne quelli del mio squadrone, ovvio. Loro ci sono sempre, con i loro impegni, i loro sogni hanno, comunque, sempre spazio per me. E lui, dopo tre anni, questo spazio non è riuscito a trovarlo. Per questo dovrei odiarlo e smettere di pensarci, ma purtroppo lo amo. E l’amore, nonostante le batoste, non ti abbandona facilmente. Chiaramente sto cercando di reagire, ci provo ogni giorno. Conosco persone, ci esco, faccio tardi e bevo la mia birra da stonatura (che purtroppo mi ha sviluppato un alto livello di tolleranza e mi fa male sempre meno) senza pensare a quel battito speciale che sapeva provocarmi.

Quando torno a casa, però, mi aspetto sempre di voltarmi e vederlo andare via, sorridendo e facendo il cuoricino che balla la sigla dell’ora esatta. E sono, veramente, le stronzate dolci e cretine a farmi vacillare e riconsiderare tutto, ad attribuirmi colpe e a pensare di poter ricostruire i miei castelli di sabbia, pur sapendo che la prima onda li porterà via.

Ho bisogno di ricominciare a sognare.