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Segni

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Ogni tanto dall’universo arrivano dei messaggi, dei segnali, che possiamo o non possiamo comprendere, ma che ci colpiscono e possono dare spunto a delle riflessioni.

Ci sono segni evidenti del passaggio di un fenomeno atmosferico, un’alluvione, ad esempio: strade bagnate, muretti caduti, macchine intrappolate nei sottopassaggi. E poi ci sono dei segni intangibili, impercettibili, che cambiano la natura delle cose. Personalmente penso di essere abbastanza negata nel carpirli, proprio perché, essendo spesso persa nel mio mondo o occupata a riempire il mio tempo di cose da sbrigare, vedo cose dove non ci sono e nego l’evidenza di quelle dalle dimensioni gargantuesche (come il malessere del mio ex negli ultimi sei mesi che siamo stati insieme).

Però, ogni tanto, apro gli occhi e faccio i conti con la verità. È questa che mi sta facendo pensare che non sbaglio, stavolta. Una verità fatta di sguardi, di mani strette e di voglia. Quella voglia di vivere, di viaggiare, di scoprire e di perdersi senza perdersi. È un fenomeno atmosferico che non puoi classificare, è un tramonto inatteso che va immortalato; è una sera di fine estate su un ponte girevole, è un bicchiere di grappa bevuto tutto d’un fiato, è una città piena di tesori nascosti, è un orgasmo che affonda le unghie nella schiena, è una musica spensierata da una finestra chiusa, è una camera con una vista che non hai visto, è un presente imperfetto in un futuro da scrivere, è un pensiero sincero ad occhi chiusi, è un paio di tacchi da cui non cadere, è l’ebbrezza di volare mantenendo il contatto, è un grido sommesso, una risata felice. È un sorriso un po’ ebete, è una parola non detta. È la cicatrice, il graffio, il segno sul collo di un bacio appassionato.

È qui, e non va via.

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Promiscuità

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Lui si è fidanzato. Pensavo di reagire male, invece sono molto contenta. Ora che non ho più legami, avrei voluto mandargli quel famoso messaggio, riprendere i contatti. Poi ho visto il suo sorriso. Quello di lei. Entrambi sinceri. Sono tornata indietro, quando avevo i capelli del suo stesso colore e quel sorriso che non si sciupava dopo lo scatto. E mi sono fermata.

Carlo mi ha detto: “Sei solo cresciuta. Sei una donna adesso, non è come dieci anni fa.”. Ha ragione, nonostante la tinta, nonostante l’alcool e la disobbedienza. Sono cambiata, mi fermo sempre prima di perdere il controllo. Ho conosciuto i miei limiti e so di essere disposta a superarli solo in certe occasioni. Non per tutti. Non sempre. Non in attesa di qualcosa che non arriverà. Ho iniziato ad organizzarmi meglio la vita. A stabilire quando fare tardi vale la pena e quando no. Ad apprezzare il tempo che non avevo e che adesso ho. Anche se non voglio sentire nessuno, o accendo la tv senza volume, so che c’è qualcosa che mi mantiene ancora in piedi. Una motivazione a stare bene, a godermi una vita che sembra lunga, ma che vola quando ti accorgi, sulle scale del palazzo dove sei cresciuta, quanto sia tutto cambiato mentre tutto è sempre uguale. Un po’ più “sgarrupato”, anche noi in fondo. Eravamo quelli dei palloni bucati, delle nocciole rubate e delle corse di notte a cercare le lucciole ed ora viviamo tra vizi e promiscuità, in attesa di un equilibrio un po’ simile a quello che avevamo tanti anni fa, senza cellulari e coi citofoni rumorosi. Vi ho ritrovati belli, però. Decadenti, maledetti, ma felici. Ed è quello che vi rende così affascinanti e pieni di vita, nonostante tutto. IMG_7421

E poi c’è lei, la gemella diversa. L’angioletto sulla spalla che ti riporta sulla retta via, coi suoi riccioletti biondi e gli occhi del colore del mare. La stronza. Perché lo sa di essere bona, e se parlo di lei non posso non dirlo. Sapevo che sarebbe arrivata prima o poi, ed eccola qui. Siamo partite insieme, prima per un idolo, poi per il piacere di stare insieme. A Verona, nelle vie dell’amore, ci siamo mischiate le storie e le lacrime, le bottiglie d’acqua e il deodorante dividendoci il letto ed un pezzo di cuore. Non posso dire di amarla, perché non è amore questo. L’amore prima o poi ti ferisce, ti delude, ti sferra un colpo alle spalle quando meno te lo aspetti. Io con lei voglio sperare che non succeda. Voglio credere che l’amicizia che ci lega non vada neanche spiegata. E anche adesso che scrivo di lei mi viene da piangere come una cretina. Perché mi prenderebbe a cazzotti se fosse qui, e farebbe bene. Che so’ ‘ste cose? Le ho detto che ho paura di rovinare tutto talmente tante volte che ormai non mi prende neanche più sul serio. “Se non lo vogliamo, non succederà”. E quindi non fasciamoci la testa prima di cadere. Non glielo dico che le voglio bene perché non sono capace, ma lei lo sa.

Quindi smettiamo di parlare e ricominciamo a vivere, che ci viene meglio.