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“Lascia il telefono e imbraccia la reflex”

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Pronti, partenza, via.

Domani Malta con Fra. Una cosa a caso. Andiamo a Malta. E sciam. Sto in piena crisi ansiogena a causa di questo cazzo di telefono onnipresente nella mia vita che guai se non ci fosse. Paura di perderlo? No, anzi forse sarebbe una liberazione, specie da tutte quelle facce di merda che hanno il mio numero e mi mandano messaggi chiedendomi favori sessuali, ex storici e simpatici burloni in viaggio per il Madagascar. Tutto sommato, però, Fra non ha tutti i torti. Ho incontrato TheListIta che ha un canale pieno di viaggi, riprese e foto, io con tutte le esperienze che ho fatto non ho altro che foto di gruppo con gente che li guardi e pensi “E chi cazz è?”. Se avessi scoperto prima di poter creare qualcosa di bello come ha fatto lui, forse ora lavorerei per National Geographic, o forse avrei solo un canale Youtube meno patetico e incasinato di quello che ho attualmente. Oggi ho parlato con Carlo di definizioni, approssimazioni, sentimenti e condizionamenti e ciò che ne ho ricavato è solo un’enorme confusione. Lui è categorico, bianco o nero, io no, sfumo e pure parecchio. Non so impormi, finisco sempre per piegarmi (me ne accorgo di più ultimamente, però, devo dirlo, e non solo per il bruciore dietro) e andare contro i miei principi. Così scrivo messaggi quando non dovrei, rispondo educatamente a chi mi scrive “Appena ti rivedo ti apro in due” e cerco spiegazioni irrazionali per Online dopo ore di assenza che non si traducono in spunte blu. E poi ovviamente riverso il mio odio sui malcapitati del profilo 2 di Facebook, che un po’ si meritano anche di essere maltrattati, diciamocela tutta. Di sicuro non mi dispiace essere acida con chi fa l’intellettualoide sbagliando la grammatica o mi inonda di gif animate con castagne glitterate e scritte di dubbio interesse. L’unica cosa che ho è lo squallore del mondo. Così ci troviamo a nascondere alle fidanzate che sogniamo le tette delle ex, a fingere di essere amici perché lui non può stare con lui davanti a tutti (o almeno non può dirlo pubblicamente e alla mamma), a fingere di non innamorarci, a parlare di cose che non conosciamo giusto per non fare la figura degli scemi (e magari azzeccare anche qualcosa senza avere arte né parte), a guidare ubriachi per la voglia di fuggire da un mondo che grida troppo forte per riuscire a capire cosa pretenda da noi vili vermetti striscianti su questa terra di paura e di dolore. Così cercherò una via d’uscita lontano da qui, in mezzo al Mediterraneo, possibilmente spegnendo il telefono. Forse.

 

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I momenti vuoti

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Se a lui è preso il periodo Ghali, a me è preso con I Cani.

Oggi sono stata male, come non capitava dal quinto superiore forse. Guardavo tutto attorno e piangevo. I dolori di cristo, il ciclo, il vuoto dentro, le conversazioni inutili con i laidi su Facebook, i sogni felici e la triste realtà. La prossima settimana, se tutto va come previsto, dovrei trovare un po’ di equilibrio: trascorrerò un po’ di tempo con Claudio, dovrebbe bastare a riportarmi con i piedi per terra. Abbiamo iniziato a scrivere insieme, è un’esperienza del tutto nuova e motivante, mi ha fatto iniziare a pensare di riprendere a scrivere assiduamente, investendo i vuoti di significato e cercandovi all’interno un po’ di me. Non so più chi sono, se voglio vivere bene, se mi interessa davvero essere felice o mi basta respirare ogni tanto qualche sorriso con Claudio o Fra. Stanotte, in preda all’insonnia, guardavo il cellulare ed ad un certo punto ho ricevuto il messaggio di Sandro. Non mi scriveva da qualche giorno (forse più di qualche), mi ha illuso che potessi occupare la notte con le mie chiacchiere e le sue canzoni, ma alle due è riuscito a staccarsi dalla rete e riprendersi almeno il suo, di sonno. Io ho dovuto aspettare un’altra ora, in giro di notte, le risate in lontananza, l’umidità addosso, la voglia di fuggire in spiaggia e gridare fortissimo, da svegliare i pesci, il mare, il sole e i gabbiani, dirgli Sbrigatevi a tornare, che questa notte non passa mai.

Il mio ex, intanto, mi chiama “Valè” e pretende il basso e io vorrei dirgli STO IN FERIE, NON ROMPERE IL CAZZO, ma non ci riesco. Continuo ad essere gentile, perché quando ripenso a come è finita mi sento come se uno di questi reni a pezzi sia il suo e stia continuando a sfruttarlo a sua insaputa. Se così fosse, lo ridurrei in coriandoli, piangendo le lacrime dell’inferno, ma vaffanculo, mi hai incenerito e non ci hai pensato due volte, te lo meriti. Perché prima o poi te ne accorgerai e ti chiamerò PIÈ e non vorrò saperne. E dovrò farlo per forza, perché non voglio un secondo fantasma da tenere nella mia vita.

Il mostro sotto il letto fa meno paura quando gli fai conoscere i tuoi mostri interiori.

Non sei sola

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Era lì a prendere la polvere, in attesa di un momento propizio da celebrare. Quel momento non è arrivato e tra il catrame e il tabacco è finita giù.

Non sto male. Non sento niente. Sono totalmente assente. Domani verrà Matteo Bruno a Conversano perché io gli ho chiesto di venire e lui ha risposto al mio invito. Sarà una giornata emotivamente coinvolgente, fatta di droni, time lapses e obiettivi da ammirare e sbavarci su. Intanto rimane la notte, la mia notte, questa notte fatta di ricordi da ricordare, di emozioni che emozionano e di rabbia che fa arrabbiare. Non è più qui, non c’è un ciliegio esterno, forse non c’è mai stato. È inutile continuare a prenderci in giro dicendoci che avremmo avuto un futuro, sono stronzate. Lui non c’era più da tempo, io sono troppo stupida per accorgermene. O troppo innamorata, ero. Forse entrambe, pensandoci. Offuscata di sicuro, del tutto fuori dalla reale realtà. Sono delusa, amareggiata, da lui, da ciò che è diventato, da ciò che in potenza è sempre stato, ma che non “gli avrei dato modo di essere, poiché il mio carattere, così forte, tendeva ad ostacolare la sua vera natura”. Sono stata comprensiva, l’ho aiutato fino alla fine e anche oltre, gli ho reso le cose semplici, mi sono fatta lasciare senza tragedie. Ora vorrei spaccargli la faccia. Perché? Perché non ci ha ripensato nemmeno un secondo. Vorrei che in questo momento, a quest’ora precisa, guardasse il cellulare e si ricordasse quella sera, quella che ho narrato migliaia di volte e che ancora narro quando qualcuno mi chiede come sia potuto accadere. Un momento solo, per realizzare. Un camion da dieci tonnellate sulla faccia. Ma senza morti né feriti. Cazzo, pensaci.

Adesso ho sonno, nonostante tutto. Perché in fondo non c’è da urlare ancora. Non c’è da piangere né disperarsi. C’è da prendere atto che lui non era quello giusto e non lo sarà mai più. E non perderò la voglia di innamorarmi ancora, come pensavo di fare fino a qualche settimana fa. Non sarebbe giusto. Ho accanto persone in grado di farmi sorridere, ridere, emozionare molto più di quanto abbia fatto negli ultimi tre anni, bastava solo che aprissi gli occhi. Adesso, che la visione è tersa, posso ricominciare mandando tutto a fare in culo. Lui, il rinascimento, l’osmosi, le candele, il mare e la fessa della mamma.

Auf wiedersehen.