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Rimando ri-mando

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Smaltisco a fatica il fiele del tuo cordoglio

L’ardire sordo di tutto il tuo orgoglio

Vorrei digerire ogni tuo sbaglio

Sputare decisa ogni mio abbaglio

Mi dicono e dico che starò meglio

Che ci penso ancora, ma non ti voglio

Che non piango, anzi sbadiglio

Che non esiste alcuno spiraglio

Delle tue scuse non ho neanche un foglio

Continui a ferirmi e non batto ciglio

Un cane che ringhia tenuto al guinzaglio

A questo dolore metterò un bavaglio

Lo lancerò via, lontano più di un miglio

Giù negli abissi e senza boccaglio

Nei bei ricordi mi immergo e scandaglio

Ma ad ogni sorriso rivivo il travaglio

Di tutta una storia mi hai lasciato un ritaglio

Difficilmente dimentico luglio

Ma divertita sorrido e deraglio

Mi sento viva, ma anche in subbuglio

Non ho bisogno di alcun dettaglio

Da quando mi hai detto che senza me è meglio

Nel cuore conservo un segno d’artiglio

Rivedo una foto, un muro, la scaglio

E non ne rimane che un riflesso spoglio

Decisa lo sfoglio, cancello, vai giù.

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Blunotte

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È tardi, dovrei dormire. Invece scrivo nel mio caldo plaid di Snoopy e Woodstock (grazie Fra), accoccolata sul mio letto.

Oggi ho messo ordine. Ho chiuso delle importanti indecisioni fuori dalla porta e ho ricominciato ad occuparmi del mio futuro. Sembra che succederà ancora. Non mi spaventa, voglio farlo, ma ho paura di ciò che troverò quando tutto finirà. Se ci saranno solo macerie o qualcosa resterà in piedi, ci sarà qualcuno ancora qui. Sono scaramantica, non ne voglio parlare, che quando parlo di qualcosa di bello che sta per accadere, vaffanculo, salta.

Ho trascorso un San Patrizio divertente con la mia adorata combriccola di disadattati ed ho affrontato relativamente bene la presenza del mio ex alle mie spalle. Niente schiaffoni, niente scenate. Siamo nell’era del CHI CAZZO SEI? e funziona alla grande. Ieri sera invece sono stata a sentire i Beati a Bitonto. In macchina con me c’era Chiara, una ragazza che esce con loro, ma con la quale non ho mai tentato delle brillanti conversazioni. Ieri mi ha dato modo di approfondire leggermente la sua conoscenza e sono rimasta molto colpita. Abbiamo dei gusti musicali che si incastrano facilmente ed ha l’aria di una che, come me, ne ha viste di ogni specie. Intanto faccio orari strani, bevo e non bevo, mi prendo cura di me e mi scasso di medicinali, insomma, alti e bassi. Torno a casa con questa canzone alla radio e mi prende male.

Forse non riuscirò
A darti il meglio
Più volte hai trovato I miei sforzi inutili
Forse non riuscirò
A darti il meglio
Più volte hai trovato I miei gesti ridicoli
Come se non bastasse
L’aver rinunciato a me stessa
Come se non bastasse tutta la forza
Del mio amore
E non ho fatto altro
Che sentirmi sbagliata
Ed ho cambiato tutto di me
Perché non ero abbastanza
Ed ho capito soltanto
Adesso
Che avevi paura
Forse non riuscirò
A darti il meglio
Ma ho fatto I miei conti e ho scoperto
Che non possiedo di più
Come se non bastasse
L’aver rinunciato a me stessa
Come se non bastasse tutta la forza
Del mio amore
E non ho fatto altro
Che sentirmi sbagliata
Ed ho cambiato tutto di me
Perché non ero abbastanza
Ed ho capito soltanto
Adesso
E non ho fatto altro
Che sentirmi sbagliata
Ed ho cambiato tutto di me
Perché non ero abbastanza
Ed ho capito soltanto
Adesso
Che avevi paura

 

…non perché Carmen sia la dea della malinconia, non solo. Perché a vedere un suo concerto ci sono andata da sola perché lo desideravo intensamente. Perché prima non lo avrei fatto, perché non ne ero capace. Poi mi sono rimessa in piedi e ora sono abbastanza sicura che c’era poco da fare e da dire ancora. Avrei potuto capirlo prima, sarebbe stato meno duro da affrontare. Non voglio smettere di credere in me stessa, non di nuovo. Non voglio rinunciare ai miei desideri, non voglio smettere di vivere così, libera e piena di vita vera, non di possibilità, ma di opportunità pronte ad essere colte e azzannate. Il prossimo passo è trovare qualcosa che mi dia la possibilità di affrontare le frustrazioni in modo costruttivo.

Se iniziano le belle giornate, riprendo la bici.

Complessi che in realtà sono sovrastrutture fasciste di stampo patriarcale

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Valeria, sei sveglia. Perché non scrivi sul blog?
Perché non ne ho voglia.
Si, ok, ma se ti ci metti la voglia ti viene.
Lo so, appunto.
Cosa ti frena?
Il fatto che mi lamenterei col foglio bianco e il mio pubblico invisibile e non mi piace dare fiato a vittimismi.
Ma è il tuo spazio. Potrai farci che cacchio ti pare?
Beh si, non hai tutti i torti. Non vorrei dare un’idea sbagliata di me, ecco tutto.
Sai come dice Tony no?
“Ma ch’ t’ n’ foooott”?
Esatto.
E vabbè, andiamo.

Gianvito è partito oggi, che in realtà è ieri. A sorpresa, oserei dire. Sarebbe dovuto stare via solo qualche giorno per una festa e invece TA DAH si è ritrasferito a Milano. Non sto male per questo, lo sapevo. Sono zen. Sto analizzando la cosa da ogni punto di vista. Con somma certezza posso affermare che comunque la si guardi è una bella merda.

No, ma sto bene. Devo solo cercare di vendere il biglietto per il concerto della prossima settimana (l’ennesima sfiga). E non pensarci, che Pasqua è già arrivata. Che poi sono due giorni, ma saranno intensi. Si, dai, recupereremo. Oppure continuerà ad essere una merda perché le prospettive future fanno schifo e trasferirmi da lui è la cosa più ovvia. Senza una lira. Ma sono zen, sono calmissima. Ho saltato la visita dalla psicologa. È tutto sotto controllo. I miei amici si prendono cura della mia sanità mentale con adeguate dosi di alcol. Va tutto molto bene. Anche Piero che continua a fare il coglione con le persone che mi circondano. Anche le persone che mi contattano dicendomi che Piero è un coglione. Anche il master che sta diventando una tortura. Anche il lavoro che è sempre più confuso e sempre meno chiaro. Anche quello stronzo che viene a darci una mano ma che è un emerito imbecille e ci fa fare le cose due volte con il doppio del veleno. Va tutto molto bene.

Avrei veramente bisogno di staccare due giorni. O anche un giorno. O anche qualche ora, fottermene e via.

Ormai va tutto così bene che non ho neanche più occasione per lamentarmi.