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Promiscuità

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Lui si è fidanzato. Pensavo di reagire male, invece sono molto contenta. Ora che non ho più legami, avrei voluto mandargli quel famoso messaggio, riprendere i contatti. Poi ho visto il suo sorriso. Quello di lei. Entrambi sinceri. Sono tornata indietro, quando avevo i capelli del suo stesso colore e quel sorriso che non si sciupava dopo lo scatto. E mi sono fermata.

Carlo mi ha detto: “Sei solo cresciuta. Sei una donna adesso, non è come dieci anni fa.”. Ha ragione, nonostante la tinta, nonostante l’alcool e la disobbedienza. Sono cambiata, mi fermo sempre prima di perdere il controllo. Ho conosciuto i miei limiti e so di essere disposta a superarli solo in certe occasioni. Non per tutti. Non sempre. Non in attesa di qualcosa che non arriverà. Ho iniziato ad organizzarmi meglio la vita. A stabilire quando fare tardi vale la pena e quando no. Ad apprezzare il tempo che non avevo e che adesso ho. Anche se non voglio sentire nessuno, o accendo la tv senza volume, so che c’è qualcosa che mi mantiene ancora in piedi. Una motivazione a stare bene, a godermi una vita che sembra lunga, ma che vola quando ti accorgi, sulle scale del palazzo dove sei cresciuta, quanto sia tutto cambiato mentre tutto è sempre uguale. Un po’ più “sgarrupato”, anche noi in fondo. Eravamo quelli dei palloni bucati, delle nocciole rubate e delle corse di notte a cercare le lucciole ed ora viviamo tra vizi e promiscuità, in attesa di un equilibrio un po’ simile a quello che avevamo tanti anni fa, senza cellulari e coi citofoni rumorosi. Vi ho ritrovati belli, però. Decadenti, maledetti, ma felici. Ed è quello che vi rende così affascinanti e pieni di vita, nonostante tutto. IMG_7421

E poi c’è lei, la gemella diversa. L’angioletto sulla spalla che ti riporta sulla retta via, coi suoi riccioletti biondi e gli occhi del colore del mare. La stronza. Perché lo sa di essere bona, e se parlo di lei non posso non dirlo. Sapevo che sarebbe arrivata prima o poi, ed eccola qui. Siamo partite insieme, prima per un idolo, poi per il piacere di stare insieme. A Verona, nelle vie dell’amore, ci siamo mischiate le storie e le lacrime, le bottiglie d’acqua e il deodorante dividendoci il letto ed un pezzo di cuore. Non posso dire di amarla, perché non è amore questo. L’amore prima o poi ti ferisce, ti delude, ti sferra un colpo alle spalle quando meno te lo aspetti. Io con lei voglio sperare che non succeda. Voglio credere che l’amicizia che ci lega non vada neanche spiegata. E anche adesso che scrivo di lei mi viene da piangere come una cretina. Perché mi prenderebbe a cazzotti se fosse qui, e farebbe bene. Che so’ ‘ste cose? Le ho detto che ho paura di rovinare tutto talmente tante volte che ormai non mi prende neanche più sul serio. “Se non lo vogliamo, non succederà”. E quindi non fasciamoci la testa prima di cadere. Non glielo dico che le voglio bene perché non sono capace, ma lei lo sa.

Quindi smettiamo di parlare e ricominciamo a vivere, che ci viene meglio.

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine

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Come recita la poesia di Martha Medeiros,

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno
gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco
e i puntini sulle “i” piuttosto che
un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso ,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro
chi non rischia la certezza per l’incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli
sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento
di una splendida felicità

Insomma, ci si deve dare una mossa, che tutto sommato non abbiamo poi tanto tempo, a pensarci bene. Francesca questo “Lentamente muore” se l’è tatuato sul braccio, per non dimenticarsi di vivere per davvero. Vorrei essere in grado di capire l’importanza di tutto questo, ma perdo troppo tempo a stare dietro alle stronzate delle fotocopie, delle mail, delle associazioni, delle presentazioni e succede che perdo di vista le cose importanti. Che poi non sono “Cose”. Le cose importanti sono le persone. Le persone importanti non sono solo persone importanti, sono rapporti, sono parole, sono “Come stai?” e “Ti voglio bene” lasciati indietro, appesi ad un attaccapanni in attesa che arrivi il momento di farli uscire a prendere un po’ d’aria. Io poi, ardente pazienza non ne ho mai avuta. Manco tiepidina, ad essere proprio sinceri. La pazienza ed io diciamo che non ci siamo mai incontrate, ecco, è più corretto così. Ho sempre cercato di non dover attendere, smaniare, risolvere tutto appena possibile, in tempi rapidi. E le persone, i rapporti, hanno bisogno di tempo per decantare quando sono tesi, ma anche di tempo da dedicare, quando il tempo non c’è. E quindi mi trovo in macchina, di ritorno da Monopoli, a riflettere, ad avere voglia di sentire quelle voci che ho lasciato indietro e ogni tanto stacco qualcuno dall’attaccapanni giusto per dirgli quel “Come stai?”. Ma non può durare. Una pianta, se non la annaffi, secca. Anche se la annaffi troppo muore. Insomma, bisogna trovare un equilibrio che io non riesco ad avere con me stessa, figuriamoci con le piante o con le persone. Quindi, amici miei (si che siete pochi), perdonatemi. Non ho smesso di volervi bene, ho solo poco tempo per dimostrarvelo.

Il tempo che mi resta per riflettere, prima di piombare a mattone sul letto, vorrei dedicarlo a degli scazzi che, come sempre, accompagnano la mia quotidianità.

  • Alla formazione del Servizio Civile ci insegnano come DIFENDERE LA PATRIA dalla fessa delle mamme loro, che di necessità di essere difesa sicuramente ne ha di più. Nella stessa occasione si inneggia al populismo, al razzismo e all’intolleranza, quindi Benvenuti Fasci e Addio Solidarietà. Domani ci sarà un altro di questi incontri di DeFormazione e mi sa tanto che porterò con me il libro che mi ha regalato Francesca (Animali, fiori e insulti) per mantenere la calma e non alzare fortissimo il pugno in faccia a qualcuno che se lo meriterebbe. Non ho ancora trovato il petrolio, quindi la mia macchina continua ad aver bisogno di essere abbeverata per farmi i lunghi tragitti che sono costretta a fare per questi incontri di pseudoformazione che si concludono, solitamente, a tarallucci e vino.
  • Sono ancora vicepresidente della mia associazione, ma questo non ha ancora portato una vera rivoluzione sul piano organizzativo. Continuiamo a fare le cose all’ultimo momento e continuo ad esaurirmi per cavare fuori dal cilindro del tempo che non ho.
  • Il mio fidanzato non partirà per il momento, ma inizierà a lavorare a breve (fine maggio, massimo metà giugno) e con grande probabilità questa sarà l’estate in cui ci vedremo meno in tutta la vita, perché tra i miei orari e i suoi sarà veramente un’impresa.
  • Faccio dei sogni del cazzo che mi ricordano quanto sono problematica e paranoica e mi sveglio già incazzata a prima mattina.
  • Non so come cacchio vestirmi perché le temperature oscillano dalla Savana alla Taiga in mezza giornata.
  • Ho già finito lo stipendio di questo mese, prima ancora di averlo preso.
  • Mangio male e mi sento in colpa con me stessa.
  • Sentivo il bisogno di scrivere, ma ora mi rendo conto che lo sto facendo solo perché non ho sonno. Maledetta ora legale.

Spero che la prossima volta che mi siederò al pc potrò dire qualcosa di meno pesante.