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Dannata caffeina

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Ci risiamo. È la prima volta che scrivo da quando sono qui a Milano. È importante? Dovrebbe. Ho cominciato il tirocinio del master in mediazione interculturale da qualche giorno e la città non mi ha ancora fagocitata del tutto. Ho messo un sacco di energia in moto e qualche giornata a casa mi ha stancata più delle attività formative. Tuttavia, va bene. Il rapporto con mr. G va a gonfie vele, anche grazie a qualche consiglio ben assestato della mia guida spirituale aretina. Una sorta di schiaffone in pieno viso che mi ha fatta ragionare su quanto le mie paranoie stessero privandomi del piacere di questa strana convivenza. Oggi in particolare sono stata sorridente. Ho lasciato andare tutte le insicurezze e ho esplorato me stessa con una nuova prospettiva, quella di chi non smette di sorprendersi a causa del proprio disincanto, ma cerca la poesia in uno sguardo distratto. In quello sguardo ho trovato lui, quel trentenne che mi presta la giacca quando ho freddo, che mi abbraccia quando torna a casa e mi ascolta mentre gli racconto le mie disavventure. Lo sento mischiarsi un po’ con le mie paure e prendersi la parte che non ha razionalità. Ci gioca, la impasta con la sua ingenuità e la rende maneggevole, gestibile. Finora ho cercato di non dargli molto di me, l’ho fatto senza pensare, tenendolo due passi indietro per evitare ogni dolore.

Ora mi sa che glielo devo.

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Blunotte

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È tardi, dovrei dormire. Invece scrivo nel mio caldo plaid di Snoopy e Woodstock (grazie Fra), accoccolata sul mio letto.

Oggi ho messo ordine. Ho chiuso delle importanti indecisioni fuori dalla porta e ho ricominciato ad occuparmi del mio futuro. Sembra che succederà ancora. Non mi spaventa, voglio farlo, ma ho paura di ciò che troverò quando tutto finirà. Se ci saranno solo macerie o qualcosa resterà in piedi, ci sarà qualcuno ancora qui. Sono scaramantica, non ne voglio parlare, che quando parlo di qualcosa di bello che sta per accadere, vaffanculo, salta.

Ho trascorso un San Patrizio divertente con la mia adorata combriccola di disadattati ed ho affrontato relativamente bene la presenza del mio ex alle mie spalle. Niente schiaffoni, niente scenate. Siamo nell’era del CHI CAZZO SEI? e funziona alla grande. Ieri sera invece sono stata a sentire i Beati a Bitonto. In macchina con me c’era Chiara, una ragazza che esce con loro, ma con la quale non ho mai tentato delle brillanti conversazioni. Ieri mi ha dato modo di approfondire leggermente la sua conoscenza e sono rimasta molto colpita. Abbiamo dei gusti musicali che si incastrano facilmente ed ha l’aria di una che, come me, ne ha viste di ogni specie. Intanto faccio orari strani, bevo e non bevo, mi prendo cura di me e mi scasso di medicinali, insomma, alti e bassi. Torno a casa con questa canzone alla radio e mi prende male.

Forse non riuscirò
A darti il meglio
Più volte hai trovato I miei sforzi inutili
Forse non riuscirò
A darti il meglio
Più volte hai trovato I miei gesti ridicoli
Come se non bastasse
L’aver rinunciato a me stessa
Come se non bastasse tutta la forza
Del mio amore
E non ho fatto altro
Che sentirmi sbagliata
Ed ho cambiato tutto di me
Perché non ero abbastanza
Ed ho capito soltanto
Adesso
Che avevi paura
Forse non riuscirò
A darti il meglio
Ma ho fatto I miei conti e ho scoperto
Che non possiedo di più
Come se non bastasse
L’aver rinunciato a me stessa
Come se non bastasse tutta la forza
Del mio amore
E non ho fatto altro
Che sentirmi sbagliata
Ed ho cambiato tutto di me
Perché non ero abbastanza
Ed ho capito soltanto
Adesso
E non ho fatto altro
Che sentirmi sbagliata
Ed ho cambiato tutto di me
Perché non ero abbastanza
Ed ho capito soltanto
Adesso
Che avevi paura

 

…non perché Carmen sia la dea della malinconia, non solo. Perché a vedere un suo concerto ci sono andata da sola perché lo desideravo intensamente. Perché prima non lo avrei fatto, perché non ne ero capace. Poi mi sono rimessa in piedi e ora sono abbastanza sicura che c’era poco da fare e da dire ancora. Avrei potuto capirlo prima, sarebbe stato meno duro da affrontare. Non voglio smettere di credere in me stessa, non di nuovo. Non voglio rinunciare ai miei desideri, non voglio smettere di vivere così, libera e piena di vita vera, non di possibilità, ma di opportunità pronte ad essere colte e azzannate. Il prossimo passo è trovare qualcosa che mi dia la possibilità di affrontare le frustrazioni in modo costruttivo.

Se iniziano le belle giornate, riprendo la bici.

Sweet words inside my mind

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Sweet words, inside my mind.
Sweet words, he’s just blind!
Everyday you take my love,
I’m in love!

E alla fine arriva Gianvito.
Quanto tutto sembrava procedere per la strada dell’indipendenza e dell’auto affermazione, PUF, si presenta un quasi trentenne appena tornato da Milano che mi invita a bere una birra: appassionato beatlesiano, allergico alle fragole e con un adorabile senso dell’umorismo che rivoluziona nuovamente il mio equilibrio assente.

pp

E pure adesso che scrivo ho un sorriso ebete sulla faccia. Che cosa mi hai fatto, maledetto? Mi hai spinta a innamorarmi di nuovo, a perdere la testa ancora una volta e a lanciarmi senza paracadute. E quindi eccoci qui, nell’unica foto che abbiamo insieme, la sera di San Valentino. Perché non ho più tempo di fare le foto, se ogni momento con te mi porta sopra le nuvole, se ogni volta che ti incontro non riesco a finire un discorso senza perdermi senza vie d’uscita. Se ormai ci sei, sei qui e non voglio lasciarti andare.

Godiamoci il viaggio.