Archivi tag: pensieri sparsi

Dannata caffeina

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Ci risiamo. È la prima volta che scrivo da quando sono qui a Milano. È importante? Dovrebbe. Ho cominciato il tirocinio del master in mediazione interculturale da qualche giorno e la città non mi ha ancora fagocitata del tutto. Ho messo un sacco di energia in moto e qualche giornata a casa mi ha stancata più delle attività formative. Tuttavia, va bene. Il rapporto con mr. G va a gonfie vele, anche grazie a qualche consiglio ben assestato della mia guida spirituale aretina. Una sorta di schiaffone in pieno viso che mi ha fatta ragionare su quanto le mie paranoie stessero privandomi del piacere di questa strana convivenza. Oggi in particolare sono stata sorridente. Ho lasciato andare tutte le insicurezze e ho esplorato me stessa con una nuova prospettiva, quella di chi non smette di sorprendersi a causa del proprio disincanto, ma cerca la poesia in uno sguardo distratto. In quello sguardo ho trovato lui, quel trentenne che mi presta la giacca quando ho freddo, che mi abbraccia quando torna a casa e mi ascolta mentre gli racconto le mie disavventure. Lo sento mischiarsi un po’ con le mie paure e prendersi la parte che non ha razionalità. Ci gioca, la impasta con la sua ingenuità e la rende maneggevole, gestibile. Finora ho cercato di non dargli molto di me, l’ho fatto senza pensare, tenendolo due passi indietro per evitare ogni dolore.

Ora mi sa che glielo devo.

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Resto indietro

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e880km

Insomma, che cazzo. Mi sembra di essere rimasta indietro. Il problema è che non so quanto sentirmi “in colpa” per questa cosa. In realtà ora come ora ho perso ogni intenzione di sistemarmi, nonostante la possibilità di andare a vivere con mr. G non ho voglia di mettere radici. Mi sto finalmente prendendo un po’ di aria, tempo e spazio, che questa relazione con lui nutre inconsapevolmente. Non mi piacciono neanche più i programmi trash di Realtime su abiti e cerimonie. Boh, sono ritornata al mio disincanto. O semplicemente sono più concentrata sull’immanenza.

Questa primavera è una finzione

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Niente, non c’è verso. Quando non si sa di cosa parlare si parla del tempo. A meno che, come succede a molti, il tempo non influenzi il comportamento delle persone in modo radicale. Per me è così. Questo sole primaverile però non mi convince affatto. È finto, artefatto, privo di incanto, di quella magia della natura che si risveglia. Ha qualcosa di chimico, di acido, irreale. Non è primavera. È un effetto cinematografico.