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Complessi che in realtà sono sovrastrutture fasciste di stampo patriarcale

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Valeria, sei sveglia. Perché non scrivi sul blog?
Perché non ne ho voglia.
Si, ok, ma se ti ci metti la voglia ti viene.
Lo so, appunto.
Cosa ti frena?
Il fatto che mi lamenterei col foglio bianco e il mio pubblico invisibile e non mi piace dare fiato a vittimismi.
Ma è il tuo spazio. Potrai farci che cacchio ti pare?
Beh si, non hai tutti i torti. Non vorrei dare un’idea sbagliata di me, ecco tutto.
Sai come dice Tony no?
“Ma ch’ t’ n’ foooott”?
Esatto.
E vabbè, andiamo.

Gianvito è partito oggi, che in realtà è ieri. A sorpresa, oserei dire. Sarebbe dovuto stare via solo qualche giorno per una festa e invece TA DAH si è ritrasferito a Milano. Non sto male per questo, lo sapevo. Sono zen. Sto analizzando la cosa da ogni punto di vista. Con somma certezza posso affermare che comunque la si guardi è una bella merda.

No, ma sto bene. Devo solo cercare di vendere il biglietto per il concerto della prossima settimana (l’ennesima sfiga). E non pensarci, che Pasqua è già arrivata. Che poi sono due giorni, ma saranno intensi. Si, dai, recupereremo. Oppure continuerà ad essere una merda perché le prospettive future fanno schifo e trasferirmi da lui è la cosa più ovvia. Senza una lira. Ma sono zen, sono calmissima. Ho saltato la visita dalla psicologa. È tutto sotto controllo. I miei amici si prendono cura della mia sanità mentale con adeguate dosi di alcol. Va tutto molto bene. Anche Piero che continua a fare il coglione con le persone che mi circondano. Anche le persone che mi contattano dicendomi che Piero è un coglione. Anche il master che sta diventando una tortura. Anche il lavoro che è sempre più confuso e sempre meno chiaro. Anche quello stronzo che viene a darci una mano ma che è un emerito imbecille e ci fa fare le cose due volte con il doppio del veleno. Va tutto molto bene.

Avrei veramente bisogno di staccare due giorni. O anche un giorno. O anche qualche ora, fottermene e via.

Ormai va tutto così bene che non ho neanche più occasione per lamentarmi.

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Sedici modi di dire verde

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A poche ore dai miei secondi 14 anni, mi trovo ad ascoltare Fabi e Cammariere con il magone. Ho avuto una settimana, delle settimane, dei mesi interi di totale follia, di corse, di viaggi, di progetti andati a male, di bei ricordi diventati incredibili incubi ricorrenti, di persone arrivate e poi andate via, e qualcuno che è rimasto. Sono pochi, sono belli e sono ancora qui. Quest’anno il mio compleanno durerà praticamente tre giorni, tra lavoro, pizze, birre e calzoni di cipolla. Armando verrà da Frosinone, mia madre è già in cucina e non vorrei davvero farla stancare, ma mi sento inadatta al ruolo di cuoca, al massimo posso lavare i piatti (e neanche servirebbe perché abbiamo la lavastoviglie). Quindi per i miei secondi 14 anni mi aspetto prima di tutto di stare bene, che visti i tempi è la cosa essenziale (dopo la caduta al concerto di Capa, ringrazio di avere ancora un sedere). Stasera Gianvito ed io ci andremo a bere una birra al Berlin, insieme. L’anno scorso, con Piero, ricordo nettamente di essere andata a dormire alle undici e mezza. Perché sapevo che non mi avrebbe fatto gli auguri a mezzanotte, quindi perché sprecare tempo utile a dormire?

E niente, già si prospetta meglio. Non si fanno gli auguri in anticipo, quindi adieu.

La gabbia della libertà

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Ciò che in apparenza sembra un ossimoro, è ciò che in realtà mi impone di tenere fede a me stessa per una questione di pura coerenza.

Sono single.

Ciò non significa che non sia innamorata, che non abbia il cuore occupato o che chi si becca tutte queste belle cose non ne sia a conoscenza. Mai come questa volta le mie attenzioni ricevono feedback positivi, positivissimi. Il punto è che io di fidanzarmi di nuovo non ne ho la minima intenzione. Dopo Piero e dopo Claudio l’idea di rimettermi di nuovo in gioco e di spaccarmi ancora in due per qualcuno non mi passa neanche per la testa. Si, è vero, si tratta di due situazioni nettamente diverse: con Piero è finita dopo tre anni di totale e assoluto asservimento emotivo, con Claudio dopo tre mesi di alti e bassi, incontri, scontri, chiarimenti e parole buttate al vento. Il punto è che in entrambi i casi mi sono annullata per rendermi desiderabile e accattivante e l’ho fatto consapevolmente, perché “ne valeva la pena”. E mi sbagliavo, perché non ne vale MAI la pena. Non devi smettere di essere romantica perché il romanticismo non piace al tuo partner. Non devi smettere di dire SCOPARE perché il tuo partner è troppo romantico. In due parole: Non devi smettere di essere ciò che sei (in qualunque modo tu lo sia) per fare piacere a qualcun altro. Non ne vale la pena. Tutto questo, ovviamente, ha le sue conseguenze. Conseguenze fatte di soldi spesi in b&b, nottate al telefono, scleri per messaggi non chiari e poco tempo a disposizione per raccontarsi una vita e mischiarsi un po’.

Continuo a fare sogni disturbati con bagnini mestruati che ci provano con le mie amiche ed animatori turistici penencefali e mi chiedo che diavolo ci sia di sbagliato in me. Finché facevo la stronza ero soddisfatta e felice. Ora che mi sono lasciata un po’ andare sono piena di seghe mentali (molto più del solito) e non riesco a non preoccuparmi di far male e farmi male di riflesso. Certo è che sto stagnando, non mi sento più dinamica ed elettrica come la scorsa estate. È anche vero che sto facendo una vita un po’ più regolare e la mia salute ed il mio fegato ne sono consapevoli e soddisfatti, ma ciò non vuol dire che debba arrivare a 28 anni pronta per la casa di riposo. Devo ritrovare la spinta, il brio. Ricomincerò da Capa, mi sono detta. Cercherò di procurarmi il biglietto e tra san Valentino ed il mio compleanno mi farò una bella dose di positività Salveminesca che solo lui sa regalare. Così, forse, ripartirà questo nuovo anno iniziato un po’ in sordina, un po’ al rallentatore. E magari ne verrà fuori una chiave che sblocchi la gabbia di questa libertà autoimposta.