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La gabbia della libertà

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Ciò che in apparenza sembra un ossimoro, è ciò che in realtà mi impone di tenere fede a me stessa per una questione di pura coerenza.

Sono single.

Ciò non significa che non sia innamorata, che non abbia il cuore occupato o che chi si becca tutte queste belle cose non ne sia a conoscenza. Mai come questa volta le mie attenzioni ricevono feedback positivi, positivissimi. Il punto è che io di fidanzarmi di nuovo non ne ho la minima intenzione. Dopo Piero e dopo Claudio l’idea di rimettermi di nuovo in gioco e di spaccarmi ancora in due per qualcuno non mi passa neanche per la testa. Si, è vero, si tratta di due situazioni nettamente diverse: con Piero è finita dopo tre anni di totale e assoluto asservimento emotivo, con Claudio dopo tre mesi di alti e bassi, incontri, scontri, chiarimenti e parole buttate al vento. Il punto è che in entrambi i casi mi sono annullata per rendermi desiderabile e accattivante e l’ho fatto consapevolmente, perché “ne valeva la pena”. E mi sbagliavo, perché non ne vale MAI la pena. Non devi smettere di essere romantica perché il romanticismo non piace al tuo partner. Non devi smettere di dire SCOPARE perché il tuo partner è troppo romantico. In due parole: Non devi smettere di essere ciò che sei (in qualunque modo tu lo sia) per fare piacere a qualcun altro. Non ne vale la pena. Tutto questo, ovviamente, ha le sue conseguenze. Conseguenze fatte di soldi spesi in b&b, nottate al telefono, scleri per messaggi non chiari e poco tempo a disposizione per raccontarsi una vita e mischiarsi un po’.

Continuo a fare sogni disturbati con bagnini mestruati che ci provano con le mie amiche ed animatori turistici penencefali e mi chiedo che diavolo ci sia di sbagliato in me. Finché facevo la stronza ero soddisfatta e felice. Ora che mi sono lasciata un po’ andare sono piena di seghe mentali (molto più del solito) e non riesco a non preoccuparmi di far male e farmi male di riflesso. Certo è che sto stagnando, non mi sento più dinamica ed elettrica come la scorsa estate. È anche vero che sto facendo una vita un po’ più regolare e la mia salute ed il mio fegato ne sono consapevoli e soddisfatti, ma ciò non vuol dire che debba arrivare a 28 anni pronta per la casa di riposo. Devo ritrovare la spinta, il brio. Ricomincerò da Capa, mi sono detta. Cercherò di procurarmi il biglietto e tra san Valentino ed il mio compleanno mi farò una bella dose di positività Salveminesca che solo lui sa regalare. Così, forse, ripartirà questo nuovo anno iniziato un po’ in sordina, un po’ al rallentatore. E magari ne verrà fuori una chiave che sblocchi la gabbia di questa libertà autoimposta.

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I momenti vuoti

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Se a lui è preso il periodo Ghali, a me è preso con I Cani.

Oggi sono stata male, come non capitava dal quinto superiore forse. Guardavo tutto attorno e piangevo. I dolori di cristo, il ciclo, il vuoto dentro, le conversazioni inutili con i laidi su Facebook, i sogni felici e la triste realtà. La prossima settimana, se tutto va come previsto, dovrei trovare un po’ di equilibrio: trascorrerò un po’ di tempo con Claudio, dovrebbe bastare a riportarmi con i piedi per terra. Abbiamo iniziato a scrivere insieme, è un’esperienza del tutto nuova e motivante, mi ha fatto iniziare a pensare di riprendere a scrivere assiduamente, investendo i vuoti di significato e cercandovi all’interno un po’ di me. Non so più chi sono, se voglio vivere bene, se mi interessa davvero essere felice o mi basta respirare ogni tanto qualche sorriso con Claudio o Fra. Stanotte, in preda all’insonnia, guardavo il cellulare ed ad un certo punto ho ricevuto il messaggio di Sandro. Non mi scriveva da qualche giorno (forse più di qualche), mi ha illuso che potessi occupare la notte con le mie chiacchiere e le sue canzoni, ma alle due è riuscito a staccarsi dalla rete e riprendersi almeno il suo, di sonno. Io ho dovuto aspettare un’altra ora, in giro di notte, le risate in lontananza, l’umidità addosso, la voglia di fuggire in spiaggia e gridare fortissimo, da svegliare i pesci, il mare, il sole e i gabbiani, dirgli Sbrigatevi a tornare, che questa notte non passa mai.

Il mio ex, intanto, mi chiama “Valè” e pretende il basso e io vorrei dirgli STO IN FERIE, NON ROMPERE IL CAZZO, ma non ci riesco. Continuo ad essere gentile, perché quando ripenso a come è finita mi sento come se uno di questi reni a pezzi sia il suo e stia continuando a sfruttarlo a sua insaputa. Se così fosse, lo ridurrei in coriandoli, piangendo le lacrime dell’inferno, ma vaffanculo, mi hai incenerito e non ci hai pensato due volte, te lo meriti. Perché prima o poi te ne accorgerai e ti chiamerò PIÈ e non vorrò saperne. E dovrò farlo per forza, perché non voglio un secondo fantasma da tenere nella mia vita.

Il mostro sotto il letto fa meno paura quando gli fai conoscere i tuoi mostri interiori.

Non sei sola

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Era lì a prendere la polvere, in attesa di un momento propizio da celebrare. Quel momento non è arrivato e tra il catrame e il tabacco è finita giù.

Non sto male. Non sento niente. Sono totalmente assente. Domani verrà Matteo Bruno a Conversano perché io gli ho chiesto di venire e lui ha risposto al mio invito. Sarà una giornata emotivamente coinvolgente, fatta di droni, time lapses e obiettivi da ammirare e sbavarci su. Intanto rimane la notte, la mia notte, questa notte fatta di ricordi da ricordare, di emozioni che emozionano e di rabbia che fa arrabbiare. Non è più qui, non c’è un ciliegio esterno, forse non c’è mai stato. È inutile continuare a prenderci in giro dicendoci che avremmo avuto un futuro, sono stronzate. Lui non c’era più da tempo, io sono troppo stupida per accorgermene. O troppo innamorata, ero. Forse entrambe, pensandoci. Offuscata di sicuro, del tutto fuori dalla reale realtà. Sono delusa, amareggiata, da lui, da ciò che è diventato, da ciò che in potenza è sempre stato, ma che non “gli avrei dato modo di essere, poiché il mio carattere, così forte, tendeva ad ostacolare la sua vera natura”. Sono stata comprensiva, l’ho aiutato fino alla fine e anche oltre, gli ho reso le cose semplici, mi sono fatta lasciare senza tragedie. Ora vorrei spaccargli la faccia. Perché? Perché non ci ha ripensato nemmeno un secondo. Vorrei che in questo momento, a quest’ora precisa, guardasse il cellulare e si ricordasse quella sera, quella che ho narrato migliaia di volte e che ancora narro quando qualcuno mi chiede come sia potuto accadere. Un momento solo, per realizzare. Un camion da dieci tonnellate sulla faccia. Ma senza morti né feriti. Cazzo, pensaci.

Adesso ho sonno, nonostante tutto. Perché in fondo non c’è da urlare ancora. Non c’è da piangere né disperarsi. C’è da prendere atto che lui non era quello giusto e non lo sarà mai più. E non perderò la voglia di innamorarmi ancora, come pensavo di fare fino a qualche settimana fa. Non sarebbe giusto. Ho accanto persone in grado di farmi sorridere, ridere, emozionare molto più di quanto abbia fatto negli ultimi tre anni, bastava solo che aprissi gli occhi. Adesso, che la visione è tersa, posso ricominciare mandando tutto a fare in culo. Lui, il rinascimento, l’osmosi, le candele, il mare e la fessa della mamma.

Auf wiedersehen.