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Non sei sola

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Era lì a prendere la polvere, in attesa di un momento propizio da celebrare. Quel momento non è arrivato e tra il catrame e il tabacco è finita giù.

Non sto male. Non sento niente. Sono totalmente assente. Domani verrà Matteo Bruno a Conversano perché io gli ho chiesto di venire e lui ha risposto al mio invito. Sarà una giornata emotivamente coinvolgente, fatta di droni, time lapses e obiettivi da ammirare e sbavarci su. Intanto rimane la notte, la mia notte, questa notte fatta di ricordi da ricordare, di emozioni che emozionano e di rabbia che fa arrabbiare. Non è più qui, non c’è un ciliegio esterno, forse non c’è mai stato. È inutile continuare a prenderci in giro dicendoci che avremmo avuto un futuro, sono stronzate. Lui non c’era più da tempo, io sono troppo stupida per accorgermene. O troppo innamorata, ero. Forse entrambe, pensandoci. Offuscata di sicuro, del tutto fuori dalla reale realtà. Sono delusa, amareggiata, da lui, da ciò che è diventato, da ciò che in potenza è sempre stato, ma che non “gli avrei dato modo di essere, poiché il mio carattere, così forte, tendeva ad ostacolare la sua vera natura”. Sono stata comprensiva, l’ho aiutato fino alla fine e anche oltre, gli ho reso le cose semplici, mi sono fatta lasciare senza tragedie. Ora vorrei spaccargli la faccia. Perché? Perché non ci ha ripensato nemmeno un secondo. Vorrei che in questo momento, a quest’ora precisa, guardasse il cellulare e si ricordasse quella sera, quella che ho narrato migliaia di volte e che ancora narro quando qualcuno mi chiede come sia potuto accadere. Un momento solo, per realizzare. Un camion da dieci tonnellate sulla faccia. Ma senza morti né feriti. Cazzo, pensaci.

Adesso ho sonno, nonostante tutto. Perché in fondo non c’è da urlare ancora. Non c’è da piangere né disperarsi. C’è da prendere atto che lui non era quello giusto e non lo sarà mai più. E non perderò la voglia di innamorarmi ancora, come pensavo di fare fino a qualche settimana fa. Non sarebbe giusto. Ho accanto persone in grado di farmi sorridere, ridere, emozionare molto più di quanto abbia fatto negli ultimi tre anni, bastava solo che aprissi gli occhi. Adesso, che la visione è tersa, posso ricominciare mandando tutto a fare in culo. Lui, il rinascimento, l’osmosi, le candele, il mare e la fessa della mamma.

Auf wiedersehen.

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Non c’è gusto se non soffro un po’

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On Air: i Cani – Aurora, tutto il cd.

Ora devo lasciarmi andare sennò non mi controllo più. Farmi sentire speciale, bella, desiderabile e desiderata è quel qualcosa che mi mancava da tempo immemore. E tu me lo stai dando senza chieder niente in cambio. Ed io mi sento in colpa, perché non me lo merito, o forse si, ma non so prendermi i complimenti, la mia psicologa me lo ha detto tipo il secondo giorno che l’ho vista. Perché è così difficile accettare che tu mi dica che sono bella? Perché mi hanno educata fin da piccola a non tirarmela, a non credere alle voci che girano intorno, a non fidarmi degli sconosciuti che vogliono offrirti le caramelle a tutti i costi. In questo caso, però, sono stata io a chiedertene una. O tu ad offrirmi una rosa, ridendo, pensando che mi facesse ridere. Ed è successo, mi hai fatta ridere, come una scema davanti allo smartphone. La prima volta. Poi è successo di nuovo. E poi di nuovo ancora. Così ti ho detto INCONTRIAMOCI, CAPIAMO CHI SEI. E ti ho conosciuto e mi hai folgorata. Hai preso ogni certezza e l’hai fatta volare via con la sabbia portata via dal maestrale. Io ero lì agile e tranquilla con la mia libertà sessuale, le mie convinzioni su quanto gli uomini fossero idioti e poi niente. Tutto a fanculo per colpa tua. E ho pensato: “Ok, è stata una bella giornata al mare, poi fine.”. E no, nemmeno. Mi sei venuto a cercare, nella vita vera, fuori dall’estate e dalle vacanze. Mi hai presa e mi hai chiusa tra le mani, senza farmi bruciare le ali al sole. Mi hai mantenuta calma, mi hai fatto respirare profondamente e riprendere a parlare soppesando ogni parola, smettendo di vomitare fuori l’impossibile senza pensarci. E poi è arrivata questa sera, in cui ho voluto chiudere fuori dalla porta tutti e restare qui sola con te, davanti alla tastiera. A piangere, ridere, scambiarci gli sguardi con i pixel e con le lampade al magma che mi riscaldano le dita congelate. Ho ritrovato il mio spazio, grazie a te. Ho smesso di darlo agli altri, perché colmassero quel vuoto che forse fa un po’ parte di noi, e mi ci sono stiracchiata all’interno. Perché mi hai aiutato a dirmi Basta, voltiamo pagina.

Ed eccomi qua, che ho ripreso a sognare. A volte basta poco per ritrovarsi, felici.