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“Sei intensa”

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Non me l’avevano mai detto. Selvatica, selvaggia, viva, questo si. Ma intensa mai, ed è forse la cosa più vera.

Matteo Bruno e Matteo Contessi sono andati via. Sono stati ospiti del Luc e li ho scarrozzati in giro per Polignano e Monopoli. Ho sentito delle scosse, dentro, in profondità. Citando Guzzanti con Matteo B. o parlando di cinema con Matteo C. mi sono resa conto di quanto siano così simili a me, presi da ciò che fanno, amanti del bello e elargitori di felicità senza passare dal Via. Sono innamorata, è vero. Delle luci, dei colori, degli scorci, dei particolari e dei panorami, di tutto quello che mi hanno fatto assaporare lentamente ed in velocità. Sono TOTALMENTE persa nel ricordo di questa giornata e, intensamente, lo conserverò gelosamente.

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Non sei sola

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Era lì a prendere la polvere, in attesa di un momento propizio da celebrare. Quel momento non è arrivato e tra il catrame e il tabacco è finita giù.

Non sto male. Non sento niente. Sono totalmente assente. Domani verrà Matteo Bruno a Conversano perché io gli ho chiesto di venire e lui ha risposto al mio invito. Sarà una giornata emotivamente coinvolgente, fatta di droni, time lapses e obiettivi da ammirare e sbavarci su. Intanto rimane la notte, la mia notte, questa notte fatta di ricordi da ricordare, di emozioni che emozionano e di rabbia che fa arrabbiare. Non è più qui, non c’è un ciliegio esterno, forse non c’è mai stato. È inutile continuare a prenderci in giro dicendoci che avremmo avuto un futuro, sono stronzate. Lui non c’era più da tempo, io sono troppo stupida per accorgermene. O troppo innamorata, ero. Forse entrambe, pensandoci. Offuscata di sicuro, del tutto fuori dalla reale realtà. Sono delusa, amareggiata, da lui, da ciò che è diventato, da ciò che in potenza è sempre stato, ma che non “gli avrei dato modo di essere, poiché il mio carattere, così forte, tendeva ad ostacolare la sua vera natura”. Sono stata comprensiva, l’ho aiutato fino alla fine e anche oltre, gli ho reso le cose semplici, mi sono fatta lasciare senza tragedie. Ora vorrei spaccargli la faccia. Perché? Perché non ci ha ripensato nemmeno un secondo. Vorrei che in questo momento, a quest’ora precisa, guardasse il cellulare e si ricordasse quella sera, quella che ho narrato migliaia di volte e che ancora narro quando qualcuno mi chiede come sia potuto accadere. Un momento solo, per realizzare. Un camion da dieci tonnellate sulla faccia. Ma senza morti né feriti. Cazzo, pensaci.

Adesso ho sonno, nonostante tutto. Perché in fondo non c’è da urlare ancora. Non c’è da piangere né disperarsi. C’è da prendere atto che lui non era quello giusto e non lo sarà mai più. E non perderò la voglia di innamorarmi ancora, come pensavo di fare fino a qualche settimana fa. Non sarebbe giusto. Ho accanto persone in grado di farmi sorridere, ridere, emozionare molto più di quanto abbia fatto negli ultimi tre anni, bastava solo che aprissi gli occhi. Adesso, che la visione è tersa, posso ricominciare mandando tutto a fare in culo. Lui, il rinascimento, l’osmosi, le candele, il mare e la fessa della mamma.

Auf wiedersehen.

Promiscuità

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Lui si è fidanzato. Pensavo di reagire male, invece sono molto contenta. Ora che non ho più legami, avrei voluto mandargli quel famoso messaggio, riprendere i contatti. Poi ho visto il suo sorriso. Quello di lei. Entrambi sinceri. Sono tornata indietro, quando avevo i capelli del suo stesso colore e quel sorriso che non si sciupava dopo lo scatto. E mi sono fermata.

Carlo mi ha detto: “Sei solo cresciuta. Sei una donna adesso, non è come dieci anni fa.”. Ha ragione, nonostante la tinta, nonostante l’alcool e la disobbedienza. Sono cambiata, mi fermo sempre prima di perdere il controllo. Ho conosciuto i miei limiti e so di essere disposta a superarli solo in certe occasioni. Non per tutti. Non sempre. Non in attesa di qualcosa che non arriverà. Ho iniziato ad organizzarmi meglio la vita. A stabilire quando fare tardi vale la pena e quando no. Ad apprezzare il tempo che non avevo e che adesso ho. Anche se non voglio sentire nessuno, o accendo la tv senza volume, so che c’è qualcosa che mi mantiene ancora in piedi. Una motivazione a stare bene, a godermi una vita che sembra lunga, ma che vola quando ti accorgi, sulle scale del palazzo dove sei cresciuta, quanto sia tutto cambiato mentre tutto è sempre uguale. Un po’ più “sgarrupato”, anche noi in fondo. Eravamo quelli dei palloni bucati, delle nocciole rubate e delle corse di notte a cercare le lucciole ed ora viviamo tra vizi e promiscuità, in attesa di un equilibrio un po’ simile a quello che avevamo tanti anni fa, senza cellulari e coi citofoni rumorosi. Vi ho ritrovati belli, però. Decadenti, maledetti, ma felici. Ed è quello che vi rende così affascinanti e pieni di vita, nonostante tutto. IMG_7421

E poi c’è lei, la gemella diversa. L’angioletto sulla spalla che ti riporta sulla retta via, coi suoi riccioletti biondi e gli occhi del colore del mare. La stronza. Perché lo sa di essere bona, e se parlo di lei non posso non dirlo. Sapevo che sarebbe arrivata prima o poi, ed eccola qui. Siamo partite insieme, prima per un idolo, poi per il piacere di stare insieme. A Verona, nelle vie dell’amore, ci siamo mischiate le storie e le lacrime, le bottiglie d’acqua e il deodorante dividendoci il letto ed un pezzo di cuore. Non posso dire di amarla, perché non è amore questo. L’amore prima o poi ti ferisce, ti delude, ti sferra un colpo alle spalle quando meno te lo aspetti. Io con lei voglio sperare che non succeda. Voglio credere che l’amicizia che ci lega non vada neanche spiegata. E anche adesso che scrivo di lei mi viene da piangere come una cretina. Perché mi prenderebbe a cazzotti se fosse qui, e farebbe bene. Che so’ ‘ste cose? Le ho detto che ho paura di rovinare tutto talmente tante volte che ormai non mi prende neanche più sul serio. “Se non lo vogliamo, non succederà”. E quindi non fasciamoci la testa prima di cadere. Non glielo dico che le voglio bene perché non sono capace, ma lei lo sa.

Quindi smettiamo di parlare e ricominciamo a vivere, che ci viene meglio.