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Non c’è gusto se non soffro un po’

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On Air: i Cani – Aurora, tutto il cd.

Ora devo lasciarmi andare sennò non mi controllo più. Farmi sentire speciale, bella, desiderabile e desiderata è quel qualcosa che mi mancava da tempo immemore. E tu me lo stai dando senza chieder niente in cambio. Ed io mi sento in colpa, perché non me lo merito, o forse si, ma non so prendermi i complimenti, la mia psicologa me lo ha detto tipo il secondo giorno che l’ho vista. Perché è così difficile accettare che tu mi dica che sono bella? Perché mi hanno educata fin da piccola a non tirarmela, a non credere alle voci che girano intorno, a non fidarmi degli sconosciuti che vogliono offrirti le caramelle a tutti i costi. In questo caso, però, sono stata io a chiedertene una. O tu ad offrirmi una rosa, ridendo, pensando che mi facesse ridere. Ed è successo, mi hai fatta ridere, come una scema davanti allo smartphone. La prima volta. Poi è successo di nuovo. E poi di nuovo ancora. Così ti ho detto INCONTRIAMOCI, CAPIAMO CHI SEI. E ti ho conosciuto e mi hai folgorata. Hai preso ogni certezza e l’hai fatta volare via con la sabbia portata via dal maestrale. Io ero lì agile e tranquilla con la mia libertà sessuale, le mie convinzioni su quanto gli uomini fossero idioti e poi niente. Tutto a fanculo per colpa tua. E ho pensato: “Ok, è stata una bella giornata al mare, poi fine.”. E no, nemmeno. Mi sei venuto a cercare, nella vita vera, fuori dall’estate e dalle vacanze. Mi hai presa e mi hai chiusa tra le mani, senza farmi bruciare le ali al sole. Mi hai mantenuta calma, mi hai fatto respirare profondamente e riprendere a parlare soppesando ogni parola, smettendo di vomitare fuori l’impossibile senza pensarci. E poi è arrivata questa sera, in cui ho voluto chiudere fuori dalla porta tutti e restare qui sola con te, davanti alla tastiera. A piangere, ridere, scambiarci gli sguardi con i pixel e con le lampade al magma che mi riscaldano le dita congelate. Ho ritrovato il mio spazio, grazie a te. Ho smesso di darlo agli altri, perché colmassero quel vuoto che forse fa un po’ parte di noi, e mi ci sono stiracchiata all’interno. Perché mi hai aiutato a dirmi Basta, voltiamo pagina.

Ed eccomi qua, che ho ripreso a sognare. A volte basta poco per ritrovarsi, felici.

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