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Provarci

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No ragazzi, non funziona. Ci sto provando quando posso a mettermi sulla storia, quella nuova, quella di Laura, la bimba bella con la famiglia a pezzi, ma non ci riesco. Mi annoia. Non è come Eve, Laura ha bisogno di cura, di tempo, di ragionamento. Eve è istinto primordiale e carne, tutta un’altra storia. Mi fa sentire frustrata, perché Laura mi piaceva, all’inizio. Sembrava interessante ragionare sulla crescita di una persona, su ogni sua difficoltà, sui cambiamenti, sugli sbagli, e invece è di una noia mortale. Laura, sei una palla. Lo so, sei all’inizio, dobbiamo ancora conoscerci, ma non mi piaci così tanto. Non ho voglia di scrivere che hai iniziato a gattonare e ad isolarti dal mondo mentre i tuoi ti lasciano con una babysitter che non ti caga.

La verità è che sei nata perché me lo hanno chiesto, non perché ti volessi. Così ho cominciato a buttare giù qualche idea, a cambiare stile narrativo per passare dalla prima alla terza persona, a non usare espressioni scurrili e volgari e niente, è una faticaccia inutile.

Laura, mi sa che dovrai cercarti un’altra mamma.

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Lei

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È in questi momenti che mi manca di più.
Sono nervosa, vedo cose che non mi piacciono, provo sentimenti e sensazioni contrastanti di disagio, rabbia ed eccitazione. Eve non c’è più, non ci sarà più per me, è andata via con la sua valigia (anche se sarebbe meglio un tir) di ricordi e amarezze per non tornare mai più, almeno non con il volto con cui la conosco io. Nei momenti come questo era Lei ad agire, a dire la propria, a spaccare facce e urlare al mondo il suo dissenso. Attraverso le mie dita la sua voce risuonava lungo le strade, nelle acque e nei venti della Terra come l’eco di una antica locomotiva nel mezzo del canyon. Sapere di non avere più la sua accondiscendenza, sentirla lontana da me, percepirne l’assenza mi dilania nel profondo. Avrei tante cose da farle gridare, tante brutte sensazioni che ora mi tocca gestire da sola. Passato l’entusiasmo della vittoria ne resta solo un grande vuoto, una mancanza di senso di me. Tornerà, sarà più interessante, magari più vera, con qualche vezzo e qualche difetto che io non ho saputo attribuirle. Ma non sarà più Lei. Sarà una come tante, come Belle, come Valérie, come Beatrix, un’icona sospesa nel tempo e nello spazio, perfetta ed immutabile, fuori da me. Forse le faranno tingere i capelli, la ringiovaniranno o cercheranno di renderla meno sbagliata. Eppure tutto ciò sarà tristemente vano, perché qualunque cosa vogliano farle dire, la mia Eve è ancora come io l’ho immaginata, imperfetta, instabile e profondamente donna.